in Assaggi, Umbria

Sagrantino di Montefalco DOCG Arnaldo Caprai, 25 anni 1997

Sagrantino

Uno dei grandi misteri dell’universo riguarda il disciplinare di produzione del Sagrantino di Montefalco. Un vino che avrebbe la necessità di un affinamento lungo, lunghissimo. Almeno come il Brunello od il Barolo. Invece da sei mesi si trovano sugli scaffali quelli targati 2007 (certo, a parte le bottiglie di alcune ed illuminate cantine) caratterizzati da una tannicità estrema, che definire giovani è un eufemismo e che sono davvero difficili da mettere a tavola. Evabbè, questa è la realtà e noi, davvero, non possiamo che adeguarci – e al limite riempirci la cantina di vini che berremo tra dieci anni.

Poi però succede che ci si imbatte nell’ennesima dimostrazione di quanto questo vitigno sappia dare sulla lunga distanza. E viene voglia di urlarlo per quanto quel suo essere inizialmente scorbutico diventi eleganza e leggiadria. Da queste pagine sono già passati il 1998 di Antonelli (un’annata magica per tutto il territorio) ed il 1997 di Bea. Ecco, non era possibile pensare di non dedicare qualche riga al più famoso e celebrato dei produttori di Montefalco, Marco Caprai. Il suo 1997, oggi, è in una forma splendida. E’ avvolgente e fresco, profondo e lunghissimo.
Prendiamo il colore, minimamente intaccato da dieci anni di bottiglia. O il naso, straordinariamente espressivo e sempre sull’orlo di regalare nuove sensazioni. C’è tutto, dai profumi più tipici del vitigno, ribes e mirtillo, ad una speziatura scura e mai antica. Da una sensazione balsamica ad un perchè quasi animale. E il fatto è il suo esprimere tutto questo in un tutt’uno di grande espressività. Non sono tanto i riconoscimenti, ma la dimostrazione che un grande spettro olfattivo è più della somma delle sue parti. In bocca, il suo essere praticamente perfetto in ogni singola componente con quel tannino dal sapore della seta, che accompagna un sorso che coniuga bevibilità e succo, capace come solo i grandi sanno fare. Ha il sapore del capolavoro.

Un vino pazzesco.

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Commento

  1. Qui in Umbria, il Sagrantino veniva come dire”arrotondato”lasciando con residuo zuccherino abbastanza alto per contrastare la massa tannica.La versione secca è molto più recente.Come dice Jacopo i tempi dovrebbero essere allungati.Bè il lato positivo è che oggi si compra a prezzi abbastanza buoni, tranne rare eccezioni, e domani in cantina si avrà un super vinone.

  2. Mi confermi una verità spesso intuita, quando regalando o aprendo con amici qualche sagrantino ci si è più volte imbattuti in un vino, diciamo, almeno un pò difficile da bere e da abbinare se non si è bracconieri estremi…
    Scherzi a parte, è un vero dispiacere per me che adoro l’umbria e vorrei presentarla, e goderla io stesso, sempre al meglio specie con il suo vino principe. Mi orientavo ad occhio sui cinque anni minimi dall’imbottigliamento prima di berli, ma probabilmente è ancora poco.
    Secondo te questo orizzonte dei 10 anni e oltre è pensabile solo per certe cantine?
    Sai ho in cantina ancora un pò di bottiglie (adanti, antonelli, tudernum, colpetrone, colleciocco) e vorrei gustarle al meglio.
    Un saluto
    lorenzo

  3. Ovviamente dipende, ma in generale direi che dieci anni li sopportano bene praticamente tutti i sagrantini. Quando poi dietro c’è un manico (Adanti, Antano, Antonelli, Bea, Caprai, Tabarrini) vai sul sicuro e dimenticali pure in cantina.

  4. BUONGIORNO, PERDONATEMI MA SONO RIMASTO MERAVIGLIATO POICHE’ HO RITENUTO SINO AD OGGI QUESTO BLOG ATTENDIBILE 5 STELLE AL SAGRANTINO!!!.HO BEVUTO QUEL SAGRANTINO UN PO DI MESI FA’ MEZZA BOTT. LO ROVESCIATA NEL LAVANDINO IL VINO ERA COMPOSTO SOLO DA UN SENTORE DI LEGNO E POI UN VINO MORTO COLOR MELANZANA…. FINISCO QUI NON VADO OLTRE….TANTI SALUTI.

  5. Gianni, ovviamente dispiace leggere quanto scrivi, ma che questo sagrantino (mi riferisco proprio al 1997 di Caprai) possa essere finito nel lavandino è francamente piuttosto improbabile. A meno che non si trattasse infatti di una bottiglia profondamente difettata credo che questo sia molto vicino a quanto di meglio il territorio di Montefalco possa offrire. Lo stato dell’arte del sagrantino, sia per la cantina (la migliore per costanza qualitativa) sia per l’annata (non la migliore degli anni novanta ma di sicuro interesse).

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