in Parlo da solo

Naturale vs. Convenzionale

Poi cambio argomento, ma solo ieri sera mi sono accorto di come la guida ai vini 2011 del Gambero Rosso distingua tra i diversi approcci. Naturale e convenzionale. A differenza invece di Slow Wine che non emette sentenze così definitive ma lascia al lettore la possibilità di orientarsi attraverso indicazioni forse più tecniche.

Così Tenuta San Guido:

Così Giuseppe Rinaldi:

Ora io non so quale dei due sia approccio migliore. Nel primo caso si tende certamente (e comprensibilmente) a semplificare anche se, forse, è proprio questo che poi genera confusione alla fine della filiera. Che il termine naturale rimanda implicitamente ad quell’idea di purezza che, anche grazie ai commenti al post precedente, non è poi nella realtà così scontata. E definitiva.

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11 Commenti

  1. Quel pover uomo di mio nonno si rivolta nella tomba ..letame naturale che significa???C’è un letame chimico ???Al massimo surrogati del letame da quanto ne so, booo…Poi il diserbo è solo chimico non meccanico, al massimo si può chiamare lavorazione meccanica.Se entrano nel tecnico la potrebbero anche mettere giusta qualche informazione.

  2. Mi è parso che sul tema naturalità, il Gambero Rosso, in questo periodo sconti dei ritardi culturali significativi. Slow wine, G. Bietti e Porthos con maggiore impegno hanno affrontato il problema (senza peraltro addivenire ad alcuna conclusione, forse perchè non è possibile arrivare a certezze) dando anche interessanti interpretazioni di ciò che il vino dovrebbe essere (mi affascina il ritorno al concetto di alimento, troppo sbrigativamente accantonato).
    Centrando il discorso sulla funzione alimentare, diventa imprescindibile il concetto di “digeribilità” e sanità del prodotto che molti altri, ad esempio l’Ais, hanno abbandonato a favore di una visione del vino come orizzonte simbolico dividendo il mondo dei consumatori fra savant e non savant e il mondo dei produttori fra chi produce “oggetti di lusso” carichi di costi e tempi di attesa prima del consumo e chi assembla vini da consumare con piacere e piacevolezza ma subito.
    Io credo che questi vini mai pronti che devono essere aspettati anni di fatto siano un escamotage di marketing per spostare l’orizzonte di senso, per renderne esclusivo l’acquisto e il successivo consumo e per giustificare prezzi talvolta senza logica a fronte di una qualità oggettivamente non così superiore.
    Un tentativo di razionalizzazione del concetto di naturalità è doveroso ma sconta un problema culturale intrinseco, qualsiasi tentativo di fornire schemi rigidi di interpretazione è destinato ad infrangersi contro la flessibilità delle dinamiche socio culturali, di costume e del gusto.
    Forse oggi non siamo più disposti a farci incantare da vini prodotti in decine di migliaia di bottiglie con tecniche agronomiche poco compatibili con l’ambiente ed elaborati con tecniche di cantina per lo meno discutibili per la loro invasività e immesse sul mercato con prezzi altrettanto stellari.
    Questo mi pare sia l’incipit poi cosa voglia dire vino naturale non saprei.

  3. @Luigi, scusa che significa “credo che questi vini mai pronti che devono essere aspettati anni di fatto siano un escamotage di marketing per spostare l’orizzonte di senso, per renderne esclusivo l’acquisto e il successivo consumo e per giustificare prezzi talvolta senza logica a fronte di una qualità oggettivamente non così superiore” un barolo di Mascarello o di Rinaldi, Burlotto, Giacosa tc etc non lo devi forse aspettare qualche annetto? E un Brunello?
    A mio parere vi sono certamente dei vini da aspettare, guarda un “naturale” come AR.PE.PE. che li fa usire a volte dopo 10 anni (e non costano un occhio, per fortuna)
    Ciao

  4. Grazie Luigi, condivido in larga parte quello che dici. Questa divisione tra il concetto di vino come alimento (e tutto ciò che ne consegue) ed il vino come oggetto (di una degustazione) è tanto da approfondire quanto chiaro già così. E purtroppo temo non ti stia sbagliando affatto.

  5. @ Fra Ri permettimi di dissentire, ma a livello agronomico sono entrambi termini corretti. In particolare si usa letame naturale per distinguerlo da quello artificiale (termine che puoi trovare anche nella legge italiana che regolamenta la produzione e commercializzazione di fertilizzanti). Il letame artificiale è definito come mescolanza di paglia e concimi semplici azotati dopo fermentazione.
    Casomai potresti obiettare, giustamente, che il letame non è un concime, ma un ammendante. Sarebbe a quel punto più corretto inserire il termine fertilizzanti, che comprende sia i concimi che gli ammendanti, oltre che i correttivi, i substrati di coltivazione e i prodotti ad azione specifica.
    Sani.davide

  6. Bè il mio buon vecchio professore di agronomia all’università ha sempre detto che il letame deriva dalle deiezioni solide e liquide degli animali piu paglia di grano,orzo,segale,segatura, ecc ecc e poi fatto fermentare. Casomai si può parlare di concime organico che deriva da fermentazione come quelle che dici te Davide,sono di paglia o derivati organici (tipo R.S.U rifiuti solidi urbani, vari scarti di lavorazioni o piccole parti di letame) più concime semplice(azoto,fosforo.potassio ecc ecc).A livello di industria se di industria si può parlare esiste lo stallatico, che non sarebbe altro che letame di vario genere miscelato e confezionato in sacchi tutto qua.Comunque miscelato o non sempre letame è.

  7. A norma di legge il dlg 29 aprile 2010, n. 75 distingue il letame dal letame artificiale.
    Il letame viene definito come “deiezioni animali eventualmente miscelate alla lettiera o comunque a materiali vegetali, alfine di migliorarne le caratteristiche fisiche”, mentre quello artificiale, come detto sopra, come “mescolanza di paglia e di concimi semplici azotati dopo fermentazione”.
    Trovi le definizioni all’interno dell’allegato 2, dedicato agli ammendanti.
    Il letame essiccato invece ricade all’interno della categoria dei concimi (allegato 1), e viene definito come “prodotto ottenuto dall’essiccamento e trasformazione di deiezioni animali con o senza lettiera”. Quindi in questo caso la lettiera non è obbligatoria.
    Sani.davide

  8. Bè il legislatore si vede proprio che non ne capisce un tubo di agronomia ihiihihih.Per quanto alla legge hai ragione nulla da obbiettare,purtroppo non vado dietro ad ogni legge che cambia(in Italia ogni 24 ore cambiano) perdonami, anche se con il letame ci lavoro tutti i giorni.
    Comunque il punto è che definire letame cio che è mi pare strano.Comunque grazie dell’informazione ogni cosa nuova è ben accetta.