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Sicilia IGT – Feudo Principi di Butera, Symposio 2007

Cabernet sauvignon 65%, Merlot 30%, Petit Verdot 5%

E’ passato quasi un anno dal lancio del progetto My Feudo da parte della famiglia Zonin, proprietaria della tenuta siciliana Feudo Principi di Butera. Forse ricorderete com’era andata. L’idea, erano i primi di febbraio, era quella di coinvolgere alcuni appassionati e di far assemblare loro -nelle rispettive case- un blend di merlot, petit verdot, cabernet sauvignon. Una volta fatto questo piccolo esperimento in cantina si sarebbero impegnati a preparare alcune bottiglie per una degustazione da fare tutti insieme ad aprile, a Verona durante Vinitaly. La possibilità quindi di misurarsi tanto tra “piccoli chimici” con i propri esperimenti quanto con Francesco Zonin e Franco Giacosa, direttore tecnico del gruppo. Poi certo, si trattava certamente di un gioco. Feudo Principi di Butera infatti aveva precedentemente già individuato quello che sarebbe stato il blend finale, quello che sarebbe stato effettivamente imbottigliato e venduto in circa seimila bottiglie. Questo, appunto.

Vino, il Symposio, che racconta il calore della terra che lo ha visto nascere. Scurissimo, impenetrabile, racconta di sentori mediterranei da cui emergono note di cacao e di frutta rossa matura, praticamente cotta. La mora e la ciliegia e, dopo, sensazioni più crude, quasi vegetali. Ricordo bene quando a casa, provetta alla mano, toglievo un po’ di merlot quà e mettevo un po’ più di petit verdot là alla ricerca della freschezza perduta. Sono quei sentori che si ritrovano anche oggi anche se certo, sei mesi in bottiglia hanno reso il tutto più omogeneo, non necessariamente più delicato però. In bocca infatti è compatto come pochi, fatica a distendersi ed al centro colpisce il palato con una sensazione di alcolicità prepotente. Non così tannico, anche questa è idea che era evidente all’assaggio dei singoli vini che poi avrebbero fatto il blend, solo sul finale riesce a fare emergere una nota più fresca, che accompagna verso un piacevole finale di media persistenza.
Un vino, questo esperimento, che riporta la mente verso una certa idea figlia degli anni novanta, capace si di stupire per l’intensità dei profumi ma che poi paga, inesorabilmente, in bevibilità e digeribilità.

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Da febbraio ad oggi ho dedicato diversi post a quella che credo essere una bella idea, che avvicina ad una cantina ed alle sue pratiche produttive. Un momento in più di confronto non può che essere sempre auspicabile e Francesco Zonin ha dimostrato che non è impossibile, anzi. Basta avere voglia di provarci.

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Commento

  1. A causa di un ponte distrutto – e questo la dice lunga – sono passato attraverso i vigneti del Feudo a luglio. Basta un’occhiata per capire che quella è l’espressione di quel territorio, seppru filtrata attraverso gli internazionali. Inclusa la sensazione di caduto un po’ dal cielo che ha tu quel verde disperso in mezzo al giallo della savana siciliana.

  2. Caro Jacopo,

    Ti ringrazio molto per aver parlato della nostra iniziativa sul tuo blog e per avervi così attivamente partecipato.

    Presto pubblicherò un post che farà il punto della situazione su commenti, pareri e opinioni raccolti durante l’ultima tasting list, che come sai ha avuto come protagonisti il Symposio e il Rocca di Montemassi.

    Nel frattempo: grazie ancora!

  3. Grazie a te Francesco. Come scritto credo che questa iniziativa sia da lodare per avere dato la possibilità ai partecipanti (ed in misura minore ai lettori) di entrare in contatto con quelle pratiche di cantina che spesso si danno per scontate, dimenticando quanto ogni vino sia il risultato di un lungo lavoro, che inizia in vigna anni prima e che continua in cantina, dopo la vendemmia ma molto prima di vedere la bottiglia ordinatamente riposta tra gli scaffali.

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  • I vostri commenti sull’ultima tasting list 13 dicembre 2010

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