in Parlo da solo

Sul pubblico, ma quale pubblico?

Inutile sia io a scriverlo. Il gusto, e tutto quello che ne deriva, è faccenda estremamente complicata. C’è chi dice sia una questione di percorso, come se sia naturale partire da un punto (a) e progressivamente, con il tempo e con l’esperienza data dai tanti assaggi sia naturale arrivare ad un momento di maturità, mi si passi il termine, per arrivare a (b). E poi avanti così (c, etc.). Da un certo punto di vista è così. E’ innegabile che per capire certi vini, ma anche tutto il resto che riguarda lo scibile (un esempio a caso, il cinema, ma tantissimo altro), sia fondamentale un certo background. Ma non è abbastanza, c’e sicuramente di più.

Il fascino del vino in particolare, è innegabile, racchiude un’aura di mistero difficile da raccontare. Spesso ho pensato che la differenza di conoscenza fosse facilmente riassumibile nella capacità di una persona di rispondere ad una semplice domanda: perchè. La capacità di capire, il saper spiegare perchè (b) sia necessariamente migliore di (a) l’ho sempre guardato con ammirazione. E va bene, si possono conoscere vitamorteemiracoli di un vitigno, sapere la trama produttiva che lo vede nascere, il territorio ma, di sicuro, c’è sempre qualcosa che sfugge. Il fatto è che se fosse solo una questione di gusto e di spiegazione sarebbe davvero facile. Ogni volta che ci troviamo a fare assaggiare un vino che troviamo magari entusiasmante a persone che speriamo possano apprezzarlo dovremmo riuscire ad ricollegare il tutto a questo schema. Ma non sempre funziona. Il gusto è un senso capace di lavorare molto in profondità, capace di andare oltre i profumi e le morbidezze. E’ un senso capace di trasportarci lontano, e, chissà perchè, piacevomente rapirci.

Ma questa è solo una breve introduzione per cercare di capire a chi io mi rivolga. Il mondo dei blog, ed in generale di chi scrive online, negli ultimi tempi sta avendo molta più attenzione che in passato. Dalle aziende, dagli uffici stampa, dagli altri media. A ragione. Quello che scriviamo lascia un segno spesso importante. Un esempio a caso? Il mio post di oggi su Le Macchiole rimarrà sulla prima pagina italiana di Google per parecchio tempo prima che contenuti più autorevoli e più aggiornati lo facciano lentamente scalare di posizione fino a diventare quello che può venire considerato un contenuto trascurabile. Ma prima di quel momento, quantificabile in molti mesi, migliaia di persone lo leggeranno in quanto primo intervento su questa azienda relativo al merito.

Ma è tutto qui? Tutto questo fermento serve solo a creare contenuti funzionali a determinati argomenti o forse il cambiamento è più profondo, e magari riguarda il pubblico che ne fruisce? Mi piacerebbe pensare sia così, ma è solo un momento di ottimismo. Il mondo dei blog del vino si rivolge ad una quantità di pubblico che francamente è davvero troppo poco numerosa per essere sensibile. Esultiamo per qualche centinaio di accessi in più ma il vino italiano è fatto di milioni di consumatori, per la maggior parte inconsapevoli di tutto questo.

Cosa fare allora? A me di scrivere che (b) è più buono di (a) interessa ma fino ad un certo punto. E’ divertente, attira magari attenzione, ma mi piacerebbe capire quale linguaggio utilizzare per parlare ad un pubblico più ampio. Un pubblico la cui fruizione dei contenuti non sia strettamente legata alla capacità di capire il gusto, e che non abbia paura del linguaggio che viene utilizzato per parlarne.

Solo non ho ancora capito come.

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Commento

17 Commenti

  1. Grande Jacopo.
    Qiestpè un dibattito nuovo, mi auguro la rete lo rilanci Invece di porti il problema di come essere più specilistico ed autoreferenziale come alcuni grandi blogger fanno ti poni il problema di come parlare ad un pubblico più vasto possibile.
    Questo è RIVOLUZIONARIO !!!
    Alcuni blogger parlano della “comunicazione” come strumento di crescita del settore vitivinicolo ma parlano della comunicazione degli altri; non parlano della loro comuicazione verso il settore, di come loro sono incomprensibili al settore e figuriamoci al grande pubblico !!!
    Questo è un dibattito nuovo e la tua domanda è se ho capito bene “posto le difficili interpretazioni del fenomeno del gusto, che lingua bisogna parlare per parlare di noi a più gente possibile ??”

  2. credo che entro certi limiti ci si debba rassegnare al fatto che non a molti interessa il vino come interessa a noi. Ogni volta che entro in un edicola qui in Inghilterra rimango stupito dalla mole di pubblicazioni di genere, su letteralmente ogni cosa, dai trattori ai conigli, dai treni d’epoca a…qualunque cosa veramente. In tutte queste pubblicazioni ve ne sono moltissime che riguardano la cucina, le ricette, ecc. Il vino quasi non esiste, anche trovare Decanter Magazine non e’ sempre facile, c’era un altra rivista chiamata Wine che ormai non vedo piu’ da anni, forse non esiste piu’.
    E’ vero che molti bevono vino, ma chi e’ veramente interessato sono in pochissimi. Mettetevi davanti ad uno scaffale dei vini di un supermercato e osservate il modo in cui la gente si approccia ad esso per acquistare una bottiglia, capirete quale abisso vi sia tra la gente “normale” e noi fissati.

  3. Forse “uomini e donne” potrebbero aiutarci nella causa. Ci pensi al tronista che invece di parlare delle labbra della Marini come il suo ideale possa raccontare alla gente di esperienze empireumatiche calice alla mano?

    Jacopo, ma ne abbiamo così bisogno?

    Credo che uno scienziato che sta “combattendo” contro il cancro e contro il tempo si ponga le stesse domande, ed abbia inesorabilmente la stessa risposta…

    Ciao

    P.S.: bello il tuo su Le Macchiole…

  4. Si Angelo, credo di si. In fondo pop non è necessariamente sinonimo di trash. Un paio di settimane fa ho organizzato questa bella degustazione alla BlogFest in cui facevo assaggiare lo stesso vino da diversi bicchieri (anche di plastica, per dire) e quello è il linguaggio che preferisco. C’è tanto da lavorare, ne sono sicuro, gli spazi davanti sono immensi.

    Grazie per Le Macchiole 😉

  5. Ritengo che Intravino possa aver trovato il giusto compromesso per rivolgersi ad una platea più ampia possibile, un mix di competenza, nozioni tecniche, notizie, grande distribuzione, gossip, abbinamenti vino / cibo / fumo, tendenze e tutto a 360° e per ultimo, anche se ce ne sarebbe bisogno molto di più, non è difficile leggere commenti anche sui cattivi e non solo sui belli e buoni.

  6. Vedi Jacopo quando tu citi l’esperienza BlogFest stai indicando, imho, il come, quello su cui t’interroghi…
    Bicchieri diversi? è un primo passo per far capire alla massa “distratta” (inconsapevolmente o meno) quanto possa essere importante l’utilizzo del corretto contenitore.
    Il secondo passo potrà essere il vino? O il tappo? O la bottiglia?
    L’importante è arrivarci con prove pratiche e semplici, un po’ come la mercato quando ti fanno provare la frutta. 😉
    Io la vedo così, poi non so, potrei anche sbagliarmi

  7. Io credo che il tema vino abbia di fronte a sè un’amplissima platea a cui attingere. Lo si evince dal successo delle varie manifestazioni o fiere di settore. Credo a tale proposito, che tale generale interesse abbia anche una componente di tipo culturale, nel senso che per l’utente tali eventi sono l’occasione per assumere ruolo attivo di protagonista nella riscoperta delle radici e della loro conservazione.
    Da ciò deriva, secondo me, il fatto che qualsiasi tentativo di elevare il livello, pur se fatto in buona fede, rischia di allontanare la grande massa, che in buona o mala fede ritenga di essere depositaria dei principi di tradizione e cultura legati non solo al mondo del vino, ma anche a qualsiasi altra sfaccettatura della civiltà enogastronomica nostrana. La difficoltà di allestire un’analisi delle vicende del settore, tale da poter essere messa a disposizione della grande massa, può in parte dipendere da ciò.
    La comunicazione di settore non può fare altro che avere consapevolezza del suo ruolo all’interno del web, nella duplice veste di riferimento avanzato di idee e tecnologia, ma anche di accessibilità; poichè il recepimento dei suoi contenuti non può che essere proporzionale al livello di penetrazione della tecnologia all’interno del modello sociale di riferimento.
    La fisiologica discrasia tra vino e web è criticità che solo il tempo è in grado di superare.

  8. A Davide Cocco: Intravino aggiornato e autorevole non sono io che devo dirlo, ma originali sicuramente lo siamo e questa è una cosa che dovrebbe farti riflettere.
    P.s.: ci avviciniamo a grandi passi verso la soglia “più letto” (faccina)

  9. Credo sia un discorso di impostazione del percorso, che non è lineare: secondo me non è un aspetto di steps, non si passa da a) a b) etc etc… Piuttosto sia arriva a un giro di boa poi si torna indietro; la mia è una metafora che indica una presa di coscienza nei confronti del prodotto, che pochissimi fanno. Da questo punto di vista occorre rassegnarsi, ritengo abbia ragione Gianpaolo.
    C’è un aspetto del quale discutevo però sabato con Maria Grazia Melegari: c’è uno scollamento fra chi scrive e chi produce, che è colmabile solo con l’esperienza personale. A volte mi chiedo chi fra i bloggers abbia mai lavorato per una vendemmia in cantina: sarebbe un’esperienza che renderebbe chiari diversi aspetti, ma è una mia supposizione…
    Ciao

    Mirco

  10. @Mirco. Tu ti fai la domanda se tra chi scrive sui blog abbia passato una vendemmia in cantina, e invece i giornalisti professionisti, quei pochi che ci sono, credi che lo abbiano fatto?
    Certo, per criticare un vino non si deve per forza essere produttori, cosi’ come per criticare un piatto non si deve essere cuochi. Pero’, specialmente nel vino, la critica trascende dal semplice esercizio di degustazione di un vino, ma spesso entra con i piedi ben piantati nelle scelte produttive: quali varieta’ si dovrebbero piantare, quali botti si dovrebbero usare, quanta solforosa, ecc. ecc., Ecco, qui invece si dovrebbe parlare se si ha un minimo di cognizione diretta di quello che si dice, il che, come si diceva, e’ rarissimo. Io ne conosco uno solo, Masnaghetti, che ha esperienza di produzione, e guarda caso e’ quello che non entra mai in argomento tecnico parlando di un vino, ci sara’ un perche?

  11. La questione non è quella di avere “titolo” per comunicare di vino, perchè in qualche modo tutti, chi più chi meno giustificatamente, si sentono depositari (..come affermavo nel precedente commento) “dei principi di tradizione e cultura legati non solo al mondo del vino, ma anche a qualsiasi altra sfaccettatura della civiltà enogastronomica nostrana”.
    Si tratta invece di posizionarsi adeguatamente in una scala graduata virtuale del livello della comunicazione, per riuscire ad intercettare anche la maggioranza di quei consumatori, che pur appassionati, tendano, proprio perchè si sentono essi stessi investiti di titolo, a non riconoscere ed assecondare, l’attività di comunicazione di settore che invece pure a loro si rivolge.
    Il rischio, come sopra accennavo, è che l’intento di intercettare la platea vasta con linguaggi più accessibili, vada poi a pregiudicare il ruolo di riferimento avanzato di idee ed evoluzione nell’approccio interattivo, che la comunicazione on line rappresenta a tutt’oggi.
    Si tratta di modulare, trovare equilibri, evitare enfatizzazioni (come dal trackback di Enofaber’s).
    Non credo che chi opera qui possa fare altro che “giocare” sulla propria autorevolezza.
    E’ chi sta ancora fuori da qui, che deve muoversi ed adeguarsi.

  12. “Il rischio, come sopra accennavo, è che l’intento di intercettare la platea vasta con linguaggi più accessibili, vada poi a pregiudicare il ruolo di riferimento avanzato di idee ed evoluzione nell’approccio interattivo, che la comunicazione on line rappresenta a tutt’oggi.
    Si tratta di modulare, trovare equilibri, evitare enfatizzazioni”

    Ok Rinaldo, adesso dillo con parole tue 🙂

  13. Gianpaolo, hai proprio centrato quello che pensavo… Nelle ultime tre vendemmie ho avuto alcune grandi possibilità di realizzare “progetti enologici”. Per me un “progetto enologico” è avere chiaro ciò che si vuole trovare dentro il bicchiere. Il problema è quando questo “progetto” non si basa sulle caratteristiche di un territorio, ma sui propri gusti personali! In questo senso sono d’accordo, la critica può stravolgere un terroir, e potrei citare, per esperienza, esempi in tal senso. Io sto avendo però una sensazione, molto bella… c’è una presa di coscienza negli appassionati, e, visti i temi dibattuti sabato a Firenze, ho la percezione che il “mondo del web” abbia dato una scossa, che è di natura “social”, più che di singoli contributi. Ciò che può trarre in inganno e che non dobbiamo pensare che questa scossa da sola stravolga i numeri del mercato, ma piuttosto faccia breccia nel modo di pensare degli addetti del settore. Ritornando al quesito di Jacopo credo quindi che non sia necessario avvicinare il grande pubblico (che come scrivi giustamente è inconsapevole), ma piuttosto coloro che con le loro scelte determinano che vino avremo domani nei bicchieri, e che diventerà il prodotto che la maggior parte dei consumatori apprezzerà di conseguenza… Sono riuscito a spiegarmi? Spero di sì… 😉
    Ciao

    M.

  14. Il mio timore è che la comunicazione on line, pur se qualificata, rimanga fine a se stessa e non abbia un seguito di pubblico. Sarebbe un’occasione mancata per far conoscere anche la dimensione social del vino.
    Vedo grande partecipazione nei social network più popolari e credo che qui si possa attingere; o meglio credo che all’interno di questa massa indifferenziata di utenti, sia possibile che ci sia qualcuno in cerca di un input che gli si addica. Quindi per intercettare questo tipo di utenza bisognerà mettersi sulla sua lunghezza d’onda e arrivare a dei compromessi di linguaggio.
    Questo se si voglia allargare il bacino d’utenza e quindi l’ascolto e la partecipazione alle tematiche del vino.
    Tutto ciò verrebbe meno se invece si ritenga che il ruolo della comunicazione on line debba essere in qualche modo elitario o meglio di impulso verso gli stessi protagonisti che la animano e di traino nei confronti di tutto il resto, come mi sembra sostenere legittimamente Mirco.
    Il tema del linguaggio e delle scelte all’interno del social network, anche qui: http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=6867

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  • Le Iene ed il vino » Enofaber's Blog 8 ottobre 2010

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