in Parlo da solo

Il terroir

Il terroir è un atto di generosità.
E’ condividere un bene privato per il beneficio pubblico.
E’ l’esatto contrario dei valori settari e reazionari.. Ogni vera espressione del terroir è un modo unico di offrire al resto del mondo la possibilità di condividere la bellezza di un’identità, di una determinata cultura. E’ un modo di utilizzare le prerogative di ciò che è locale non per escludere, ma per includere, perchè ognuno di noi possa essere iniziato al mistero e alla bellezza specifica dell’altro. Qualsiasi altro.

Jonathan Nossiter, Le vie del vino, Einaudi, pag.7
(via Tirebouchon)

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24 Commenti

  1. Bella frase, molto evocativa, ma che ha un po’ il sapore di frase da cioccolatino perugina, senza offese per nessuno (Nossiter o Perugina). Il fatto è che si parla di vino, prodotto principalmente per venderlo, e non per condividere un bene privato per farlo diventare pubblico, ché per il significato che ne do io, condividere ha piu’ il segno dell’offerta gratuita che a pagamento.
    Forse è un eccesso di cinismo il mio, ma a volte mi pare che serva a riequilibrare quell’eccesso di ipocrisia che volente o nolente fa parte anche lui di un certo marketing del vino.
    Sarà colpa dell’epoca di pagamento delle tasse, non ci fate caso. 🙂

  2. Il vino come strumento per entrare nel cuore del territorio, assieme alle altre sue prerogative. Non certo come elemento a sè stante, staccato dal contesto.
    Vino come mezzo di visibilità e volano di sviluppo dell’economia del territorio.
    Mi sembra questo il senso della frase di Nossiter…che condivido in pieno.

  3. Ogni espressione del terroir è veramente un atto di generosità. Quindi: di condivisione. A maggior ragione nell’attuale contesto di offerta standardizzata e domanda del tipo “ingurgita, fuggi e non farti troppe domande”.
    Ben venga, allora, chiunque riesca a risvegliare – qualunque sia il suo stile, sia esso anche smielato – la sana voglia di “ben fare” in chi produce e il desiderio “ben scegliere” in chi compra.

  4. Ciao Jacopo, credo che questa affermazione sia veritiera, includendo anche la chiave di lettura di Gianpaolo, perchè la maggior parte dei produttori vive di vino e non ci si può permettere di fare solo “filosofia”. Detto questo penso al dialogo avuto con Avelio Burini all’Osteria a Priori, che è un chiaro esempio di come questi due ambiti possano perfettamente convivere, se alla base esiste integrità intellettuale e autentica passione per il proprio lavoro.
    A presto

    Mirco

  5. Al di là dell’esposizione, che qualifica il pensiero e l’autore, a me sembra evidente la sostanza sottostante, che va oltre il semplice esercizio stilistico o meramente filosofico.
    Ovvero il vantaggio possibile per una comunità circoscritta, derivante dalla valorizzazione delle sue prerogative; posta l’azione sinergica delle sue componenti primarie verso questo scopo.
    Nel momento in cui uno partecipa a questo disegno, poi sicuramente ne potrà trarre beneficio…credo.

  6. Alla fine condivido questa bella frase di Nossiter perchè a volte ho come l’impressione che il terroir sia qualcosa di sfuggente ma al tempo stesso tangibile, in certe bottiglie. Una sorta valore che se interpretato con cura può diventare veicolo capace di valorizzare una realtà ed un territorio, che è di tutti, appunto. Al di là del singolo vignaiolo.

  7. d’accordo sul valore del territorio, magari da riscoprire con i fatti piu’ che con le parole. Territorio vuol dire anche conoscenza dello stesso, che vuol dire anche ricerca, scientifica, agronomica, empirica, quindi vuol dire anche investimenti sullo stesso, che invece latitano tanto quanto la parola e’ frequente sulla bocca di tutti, specialmente chi di agricoltura non sa nulla di nulla.

    Ma il vino e’ prodotto agricolo, ed e’ bene economico, come del resto l’agricoltura, non per niente definita “settore primario”. L’agricoltura esiste perche’ produce beni commercializzabili, che sostengono gli agricoltori ed infine il territorio. Produrre per vendere non vuol dire essere “commerciali”, ma e’ l’essenza dell’agricoltura. Da ricordarsi quando si sentono dichiarazioni di pseudo-agricoltori che “lo fanno per passione” (a zappare la terra per passione? ma chi ci crede?) oppure che non producono beni agricoli, ma opere d’arte. Il danno diretto verso la gente che comincia a credere ad un modello agrcolo da “valle degli orti”, improbabile quanto inesitente, e deleterio perche’ l’agricoltura ha sua dignita’ e valore per quello che e’ non per quello che tanti opion makers dalle scarpe lustre voglion far trangugiare alla casalinga di voghera.

  8. Scusa Francesco, ma ti riferisci al sottoscritto? Ho partecipato ad un tasting panel relativo a due vini prodotti da due differenti tenute della famiglia Zonin (Masseria Altemura e Rocca di Montemassi) per poi aderire con entusiasmo al progetto My Feudo (senza alcun tipo di retribuzione, sia chiaro). Durante il recente Festival Internazionale del Giornalismo, poi, ho avuto il piacere di invitare Francesco Zonin come relatore durante un incontro che avevo organizzato (Media 140 food&wine) in cui si affrontava il rapporto tra web, social network ed industria agroalimentare. Credevo avesse qualcosa di interessante e di istruttivo da dire e la mia idea è stata ampiamente confermata (qui i video). Da qui a dire che lavoro per Zonin, scusami, francamente ne passa un bel po’.

    Chiarito questo penso che l’industria del vino (nella sua interezza, non solo la parte fatta dai grandi gruppi) si trovi di fronte ad un bivio. Puntare (come da sempre tra l’altro ha fatto Zonin) sulla territorialià dei propri prodotti non è un’opzione. Seguire la via che alcuni grandi interpreti del proprio territorio hanno tracciato o stanno tracciando non è una cosa negativa. Sapevi che gli ettari vitati a Barbera sono quasi gli stessi in Italia e all’estero? Il Monferrato, o Nizza, però, non sono luoghi replicabili da altri. Fanno parte della nostra potenzialità e della nostra ricchezza. Quello che scrive poi Gianpaolo è vero: territorio -terroir- è conoscenza.

  9. appunto Jacopo, non vedo perché bisogna partecipare ai tasting panel, partecipare a MyFeudo e invitare il più grande Industriale del vino a dei convegni per poi parlare di Terroir e Nossiter… lo trovo un pochino controproducente.
    Per enfatizzare il tutto è come se Beppe Grillo partecipasse a delle tavole rotonde con Berlusconi, lo invitasse a dei convegni e lo aiutasse nei tuoi Tasting TV per vedere se è meglio il Grande Fratello o Amici.. suvvia!
    Certe persone bisogna lasciarle marcire nelle loro cantine!

  10. ihihihih apparte che Grillo sarebbe capace di tutto, cmq non è detto che le grandi aziende non rappresentino il terroir ex.. un lungarotti lo fa benissimo a torgiano.

  11. dai non diciamo stronzate, se il vino di Zonin è un vino di Terroir, allora mi chiedo cosa siano i vini di RInaldi o Mascarello!! Suvvia… mi stupisco di certa gente

  12. …con triplo avvitamento carpiato!
    …c’è chi trasforma uno scambio di opinioni sui massimi sistemi in una sterile polemica personale!! complimenti!!
    …ma non lo sa che sono in corso i campionati europei di nuoto e tuffi???

  13. polemica personale? io parlo di Terroir quello vero, non presunto… cmq inutile poi andare a VinNatur o ViniVeri tanto so che comprate e bevete Zonin… quello in dama da 5 litri!

  14. Non per difendere jacopo, anche perchè non ce ne è bisogno ma del”vino” di zonin non è che lui ne parla tanto bene anzi molte aziende ”piccole” che conosco me le ha suggerite lui.Poi lui può fare cio che vuole, non vedo il motivo se bevo Bea o gli faccio publicità perchè non lo possa fare per Caprai..

  15. @Francesco. Chapeau, sei un vero signore, lo si vede dalla classe con la quale esprimi le tue idee.
    Non sta a me difender Zonin, ma per quello che conosco io hanno messu su bellissime aziende, con bei vigneti, condotti da persone preparate e competenti. Lo stile del vino e’ fatto senza dubbio per un mercato ampio e non per una nicchia, ma c’e’ lo spazio per tutti, contrariamente a chi arrogantemente disprezza tutto quello che non gli piace e si arroga il diritto di insultare il lavoro altrui. Viene da domandarsi che tipo di lavorono facciano queste persone e se gli piacerebbe che gli altri li giudicassero con le stesse parole che loro usano.
    Inutile parlare di terroir quando non si hanno neanche le basi della buona educazione.

  16. sono un produttore, biodinamico, e ciò che mi stupisce di voi è che parlate di zonin fermandomi al settore medio alto dei suoi vini ma se guardate al supermercato, nel settore basso degli scaffali trovate i bottiglioni verdi da 5 litri con scritto ZONIN, è sempre lui!!!!

  17. @Francesco. E bravo, cosi’ sei anche un produttore, che con bello stile disprezza il lavoro degli altri. Puoi anche essere in equilibrio con la natura, con i vigneti, ecc., ma certo non sei per niente tollerante verso gli altri, anzi, piuttosto arrogante, oltre che di maniere poco educate.

  18. io mi auguro che Francesco faccia i trattamenti con pompa a spalla ,che usi il cavallo per lavorare il sottofila , che usi le pecore per controllare l’inerbimento ,che abbia un computer a pedali ,che viva in una grotta-da leggere con ironia 🙂 :)….dai un po’ di serenità.Mi sà che stiamo tutti difendendo il piccolo Zonin ..se prorpio si deve sdebitare dovrei cambiare pompa…Natale è vicino?ciao a tutti Gian Paolo

  19. Giampaolo? uso pompa a spalla in rame, un cavallo per arare, ho degli asini in vigneto, non ho la pompa in cantina ma lavoro per caduta, vasche in cemento, mai inoculato, mai filtrato, le barbatelle sono state comprate da un vivaista bio e vivo riscaldato dalla legna… ti basta?!?!?

  20. @Francesco. Gian Paolo e Gianpaolo sono persone diverse. A me non interessa tanto se usi la pompa a spalla, pero’ non mi piace vedere criticare pesantemente, a limite dell’insulto (forse oltre il limite), il lavoro degli altri. Per di piu’ quando lo si fa in forma anonima. Se si deve parlare male di qualcuno, ebbene allora bisogna metterci la faccia caro Francesco.
    Non credo che il lavoro che fa Zonin ti rechi un danno, come non credo che il lavoro che fai tu sia l’unico modo di lavorare (ti voglio vedere con la pompa a spalla con, non dico tanto, 10 ettari di vigna).

    C’e’ posto per tutti. Pero’ ritorna l’assioma che sempre incontro con la biodinamica e alcuni dei suoi praticanti, ovvero: a che serve essere in equilibrio con il cosmo e la natura, se poi si deve sempre essere incazzati col resto del mondo?

  21. Francesco se sei incazzato perchè passi più tempo a farte i trattamenti ,ti presto l’atomizzatore…scherzo..come diceva giustamente il mio omonimo – se me la tiro 🙂 – forse se tu leggessi e scrivessi le tue critiche senza eccessiva foga ,magari uno la accetta .E poi criticare così aspramente rischi sempre di passare dalla parte del torto.ciao Gian Paolo -staccato sono il GP minore 🙂 –