Pourparler (di Lambrusco)

Una delle cose più belle dopo una piacevole cena, forse, è quella di ripensare ai tanti spunti che possono essere nati e condividerli, via email.

Assaggiarli insieme è stato interessante ed utile.
Cinquecampi 2007: in assoluto il mio preferito. Animale vero, pieno, con note di grande finezza tutte da scoprire a bicchiere vuoto.
Cà de Noci 2007: molto più sottile in bocca, più astringente, con la carbonica poco da Ferrarelle, un pò troppo da Levissima. Più ci penso più non so. Comunque sapeva di sudore e di aglio checchè ne diciate vo’ altri :-)
Camillo Donati 2008: perfetto. Ortodosso (se lo sentisse, come dicevi tu, sverrebbe) senza essere omologato. Il vero lambrusco del contadino, ma di quello buono buono. E’ quello che mi riconduce di più al perchè mi piace il Lambrusco.
Le Barbaterre 2008: preferisco il Rosso di Rosso (o come si chiama adesso). Questo in batteria aveva della amarezze rabarbariche dovute forse al fatto che lo abbiamo servito più freddo di tutti. Nel complesso sfragoleggia un pò ed è di una sottigliezza eccessiva, che emerge quando la confronti con gli altri campioni. Buono, ma da quel colore mi aspettavo un corpo diverso.
Vittorio Graziano, il grande assente. A mio avviso, il 2009 è inferiore al 2007 di Cinque Campi. Ma se crescerà e diventerà come il 2004 assaggiato recentemente troveremo l’animalità di Cinquecampi contenuta in un gabbia di profonda perfezione.

Infatti, guarda, forse l’assaggio che mi è piaciuto meno, ed è tutto dire visto che erano tutti più che eccellenti, è stato proprio Ca’ de Noci 2007, su cui invero riponevo molte aspettative. Appena più stanco, senza quello straordinario guizzo che avevo invece ritrovato nel 2006.
Camillo Donati è un grande. Il 2008 è un Lambrusco paradigmatico, virtualmente perfetto, forse senza quell’apparente difetto o magari asperità che ci fa drizzare le orecchie e che spesso ci conquista. Ma. Che. Stile.
Cinque Campi 2007 è stata una sorpresa anche per me. Mi ha stupito la perfetta coniugazione tra profondità (quasi animale) e freschezza. E poi che beva. Buonissimo, sicuramente il più emozionante della serata.
Le Barbaterre 2007 è un punto interrogativo. Perchè è sicuramente piacevolissimo, ma forse mancava quella compiutezza che ho trovato negli altri. E poi, come giustamente osservi, c’era una fragranza di frutto che non mi sarei aspettato. Millesimo da aspettare, può decisamente crescere.

O forse no, però a noi piace così: il vino come leitmotiv delle nostre stagioni. E lasciateci lì, felici.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | Tag: , , , , , | Commenta

3 Commenti

  1. Pubblicato 22 luglio 2010 alle 09:24 | Link

    Piccola polemica :Ad esclusione del vino di Vittorio siamo sicuri che siamo proprio Lambruschi,non dubitando della loro composizione ma solo della loro appartenenza all’interno della loro categoria. Mi spiego meglio visto che scrivere non è il mio forte.Ad esculsione del vino del mio ex – capo -e ti dico aspettalo il 2009 perchè è un vino che matura tardi ,ma quando è pronto si gode al quadrato!!-mi sembra che tutti i vini siano di un certo filone di viticoltura/ enologia una “nicchia ” di mercato che possa piacere o no .Non dico che il Lambrusco non possa essere così ,però mi farebbe piacere vedere anche ogni tanto anche altri vini per avere una visione più ampia del discorso ….un bevitore autoctono di Lambro difficilmente si riconosce in certe bottiglie così spinte,concedimi il termine.Certo il mercato offre di tutto dalla coca -cola travestita a vino o vice versa al super vinone super concentrato,però sono estremi dove all’interno spesso c’è anche tante altre cose.
    Spero di essermi spiegato bene ,la mia era solo una inutile polemica solo per apprtofondire un po’ il Lambro .ciao Gian Paolo
    P.S.Ripeto a scanso di equivoci non voglio dire che i vini sopracitati siano schifosi, alcuni li bevo con vero piacere,ma volevo solo un po’ aprire il discorso pourpaler

  2. Pubblicato 22 luglio 2010 alle 10:10 | Link

    Ciao Gian Paolo, buongiorno. Permettimi di ringraziarti per l’intervento, certamente tanto gradito quanto attuale.
    In realtà dei vini citati gli unici due che possono essere considerati magari contaminati in quanto non espressioni di Lambrusco in purezza ci sono solo Ca’ de Noci e Cinque Campi. Sia Le Barbaterre che Camillo Donati sono dimostrazione di quanto le rifermentazioni in bottiglia, in riferimento certo al Lambrusco (Grasparossa nel primo caso, Maestri nel secondo), possano portare a risultati di grande fascino e spessore.

    In realtà, detto questo, hai perfettamente ragione. Questo non è un campione rappresentativo di un territorio, anche se non vuole esserlo. Ho pubblicato un breve scambio di impressioni su vini bevuti insieme (vini che mi piacciono) il giorno dopo una cena, tutto qui. Durante le mie brevi incursioni emiliane mi sono reso perfettamente conto di quanto sia impossibile imbrigliare queste denominazioni in schemi facilmente codificabili. Le sfaccettature sono molteplici, le interpretazioni numerosissime. Ricordo ancora con chiarezza persone dirmi “il lambrusco è solo salamino” oppure “solo grasparossa”. E so che i produttori citati non hanno niente a che vedere con la stragrande maggioranza del lambrusco in circolazione. Sono però protagonisti di questo post solo perchè, alla fine, producono vini che amo, e che bevo con enorme piacere. ;)

  3. Pubblicato 22 luglio 2010 alle 10:37 | Link

    Ok Jacopo!!!perfettamente capito e concordo; era solo perchè ultimamente se non si estremizza non è bello :( il bello del vino è anche ciò che non si apprezza può piacere ad altri.l’importante è non “Vangelizzare” la cosa.
    ciao e buona giornata . Gian Paolo

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