in Assaggi, Italia, Umbria

VSQ – Novelli, Rosé de Noir 2008

Sagrantino | 15-20 €

Per esempio secondo me non sono in molti, là fuori, a sapere che esiste il Sagrantino spumantizzato. Avete letto bene. Alcune aziende, forse illuminate, si muovono in questa direzione con risultati al momento incerti. Poi, chissà.

Una di queste è Novelli. Che però, a leggere bene l’etichetta, non è che proprio lo produca, in quanto è spumante elaborato per. In Alsazia, c’è scritto sul sito.
Il Rosé de Noir, da quindi sole uve del territorio di Montefalco, è assaggio che ha quel bel colore rosa, che vira un po’ verso l’antico. Il naso invita all’assaggio, senza se e senza ma. La frutta è bella ed è rossa e ricorda i bei profumi della mora, della ciliegia, qui quasi croccanti.
E’ in bocca che il pensiero vola veloce alle tue bollicine preferite, quelle fatte circa centocinquanta chilometri più in là, verso la campagna francese. Perchè il sagrantino spumantizzato che qui sembra attaccare deciso subito dopo si distende senza riuscire a trovare quell’acidità, quelle freschezze che ti porterebbero ad aggredire il secondo bicchiere. Una debolezza tra l’altro antitetica rispetto alla fiera irruenza delle tannicità tipiche del Sagrantino.
Che preferisco passito, o secco. Ma sono disposto a cambiare idea, che forse lo Champagne è qui, e non ce ne siamo ancora resi conto.

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Commento

  1. Il Sagrantino, come sanno anche le pietre, deve la sua fama (del tutto immeritata, a mio modesto avviso) alle grandi capacità di comunicatore di Arnaldo Caprai il quale è riuscito a tramutare un piccolo e misconosciuto vino dolce umbro in una sorta di “principe azzurro” dei rossi italiani.
    La mia memoria va al periodo a cavallo fra i ’70 e gli ’80 del secolo scorso e ad alcune piacevoli puntate in Umbria: ma lo sapete che, allora, il Sagrantino non lo conosceva nessuno, tant’è che il re dei rossi della regione era (e, sempre a mio avviso, è tuttora) il Torgiano di Lungarotti (ad essere precisi, il Rubesco Riserva)??
    Quando, poi, leggo di un Sagrantino spumantizzato, beh, mi dico, a tutto deve esserci un limite!

  2. Ne ho bevute due bottiglie, alla prima pensavo che aveva difetti alla seconda ho detto la prossima volta rimane dovè…Fossi in Novelli mi concentrerei sul Trebbiano spoletino quello si che potrebbe avere un futuro pieno di bollicine.

  3. Ho bevuto recentemente 1988 e 1992 ed erano entrambi commoventi, sangiovese all’ennesima potenza. Più nobile il primo, più fine il secondo.
    Non esiste risposta alla tua domanda, solo tu sai quando sarà il momento giusto. 😉

  4. P.s dal 90 in poi ce l’ho tutte ma sono perplesso, perchè bevendo un 2003 non mi è parso un mostro capace di invecchiare tantissimo. Speriamo bene.

  5. Se ne parli così allora era proprio meglio il vecchio rubesco.Prima del 2000 non ne ho mai bevuti di Monticchio, quindi prima di perderli per strada proverò.Anzi a dire il vero già avevo sotto mira un 97 e un 93 da tempo ma se ho so che c’è del buono appena torno a casa vado a prenderlo(poi per quello che costa).