No barrique no Berlusconi?

Scena numero uno. Centro città. Ristorante di un’eleganza informale. I toni sono quelli del bianco e del rosso. La luce filtra dalle grandi finestre ed i clienti sono rilassati. La signora nell’angolo, di una borghesia dai trascorsi new age, si toglie i grandi occhiali da sole e quando è il momento specifica “mi raccomando, che il vino rosso non sia barricato, quei vini lì proprio non mi vanno giù“.

Scena numero due. Osteria affollata e rumorosa. E’ tardi il giusto. Le risate sono alcoliche e l’atmosfera felice. La degustazione è in corso. Niente di carbonaro, solo alcuni vini dal carattere più naturale di altri. Di fronte ad uno splendido Crozes-Hermitage il cinquantenne un po’ paonazzo del tavolo limitrofo si rivolge allo scrivente dicendo: “troppa, troppa vaniglia“.

Davvero, non è che stiamo un po’ esagerando con tutta questa cosa che le piccole botti di rovere da 225 litri sono il male?

In apertura la celebre etichetta di Bartolo Mascarello per il suo Barolo 1995.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | Tag: , , | Commenta

11 Commenti

  1. Pubblicato 10 maggio 2010 alle 10:20 | Link

    il massimo e’ quello che mi ha raccontato un mio amico, distributore di grandi vini francesi, quasi tutti “naturali”. Ad un salone di vini naturali un signore si avvicina al suo banco e gli chiede di assaggiare un vino bianco della Borgogna. Si tratta evidentemente di uno Chardonnay in barrique, come da tradizione, di un importante produttore biodinamico. Quando la persona viene a sapere che si tratta di Chardonnay ed in piu’, invecchiato in legno, ed in piu’ in barrique dice: “allora no grazie”!

  2. Pubblicato 10 maggio 2010 alle 10:26 | Link

    Che si possa finire a cercare vini *solo* autoctoni e *solo* senza passaggio in barrique mi fa paura.

  3. Pubblicato 10 maggio 2010 alle 11:10 | Link

    ciao jacopo
    secondo me il punto è che per chi beve senza essere nè appassionato nè esperto nè produttore, anche il vino può diventare una moda, e ora la moda è cercare vini senza barrique perchè barrique è sinonimo di omologazione. se 10 anni fa si esagerava con l’uso della barrique, se il rischio di omologazione sussisteva come dimostra un film come Mondo Vino, reagire con il rifiuto totale è giustificato. a questo punto, però, bisogna fare in modo che i bevitori ridimensionino il rifiuto e trovino la giusta via di mezzo, che come sappiamo esiste eccome.

  4. Pubblicato 10 maggio 2010 alle 12:10 | Link

    L’ignoranza e la supponenza purtroppo ci sono e ci saranno sempre. Certo da fastidio setire stupidaggini del genere, anche solo per il lavoro che ogni bottiglia si porta dietro, e che magari è molto buona.
    Ciao Jacopo, a presto.

  5. Pubblicato 10 maggio 2010 alle 14:58 | Link

    Marco, certo che esiste. Però se il messaggio che è passato è quello della barrique come nemico, invece del cattivo vinificatore, o dell’approccio sbagliato è colpa certamente del messaggero, se mi spiego. :)
    Parlavo con un produttore di Sagrantino che mi diceva che loro *ovviamente* non usano barrique. E non capisco perchè sia ovvio, visto che ci sono ottime espressioni di questa particolare tipologia che fanno anche dei brevi passaggi in legno picolo. Evabbè.

    Gabriele, grazie dell’intervento, come sempre. :)

  6. francesco
    Pubblicato 10 maggio 2010 alle 15:12 | Link

    Sinceramente la mia e la visuale che la gente ha dentro di se del vino è la coppia botte in legno(di ogni tipo) e la bottiglia non bottiglia fusto d’acciaio termocontrollato.Comunque a parte il sentimento e le visioni emozionali, la colpa non è del legno ma di chi lo usa e come viene usato.
    La barrique in borgogna ha un suo perchè,ha un suo perchè il tonneaux, ha un suo perchè la botte grande(ex montalcino).Secondo me il legno potrebbe diventare proprio un mezzo per diversificare i vini e non omologarli con la solita vaniglia, attraverso il ritorno del castagno,del frassino,acacia,ciliegio e molti altri.

  7. Pubblicato 10 maggio 2010 alle 15:16 | Link

    Infatti non è ovvio, hai ragionissima. La questione del messaggero è vera, è passato un messaggio troppo estremo probabilmente, che è partito con l’intenzione di mettere in guardia ed è finito col demonizzare la barrique alimentando il rifiuto di cui parlavo. Non credo però che il messaggero sia unico, i trend si autoalimentano e a volte se ne perde il controllo fino ad arrivare a questo punto. Spero che venga superato anche questo pregiudizio.

  8. Pubblicato 10 maggio 2010 alle 22:16 | Link

    beh nel caso che descrivevo il paradosso e’ che lo chardonnay e’ autoctono (e dove se non in Borgogna) e la barrique il metodo tradizionale di affinamento. E’ evidente che la persona che si e’ allontanata e’ interessata alle parole d’ordine e non al vino. Probabilmente qualche anno fa sarebbe andata pazza per lo Chardonnay di Planeta (che per inciso piaceva anche a me).

  9. francesco
    Pubblicato 10 maggio 2010 alle 22:25 | Link

    bravo gianpaolo hai ragione

  10. Pubblicato 12 maggio 2010 alle 16:31 | Link

    Grazie mille ad Alessandro Morichetti di Intravino che oggi mi ha segnalato un suo pezzo di qualche mese fa assolutamente in-topic. Eccolo:

    http://www.intravino.com/vino/gianfranco-soldera-ha-torto/

  11. francesco
    Pubblicato 13 maggio 2010 alle 10:45 | Link

    Mahh secondo me sta tutto nella mano dell’enologo, magari se la barrique fosse stata usata 8 mesi invece che 12-24 mesi tutte questi problemi non sorgevano, poi cè vino e vino,gli estratti,le acidità,sostanze coloranti ecc ecc tutte queste cose in relazione alla barrique o tonneux vanno calcolate dai grandi enologi.Leggevo nei commenti dell’articolo parlare di kurni, quello è un esempio di come bisogna usare per forza la barrique o in certi sagrantini o in certi amaroni, al contrario un bel esempio di vino in botte grande può essere il rosso di roccafiore, quel vino li nella barrique lo ammazzi.C’è sempre un peso e una misura.

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