Dopo la degustazione di questa mattina

L’impressione è che quando si parla di biologico ci sia molta confusione. Troppa.
Come avevo accennato, questa mattina, all’interno del padiglione dedicato ai vini campani al Vinitaly, abbiamo assaggiato tre aglianici ed una falanghina di aziende certificate bio.

E poi qui andrebbe aperta una parentesi, che forse ce la faremo ed entro la fine di aprile verrà approvato il regolamento che finalmente porterà, a partire dalla vendemmia del 2010 e di conseguenza dal 2011, ad avere i primi vini biologici, e non vini provenienti da uve da agricoltura biologica. Scusate se è poco.

La degustazione, dicevo. Naturalmente io non conosco così bene quei territori per avventurarmi a parlare di differenze e peculiarità. Ho allora provato a vedere se fosse possibile riscontrare caratteristiche comuni date dall’approccio biologico, in vigna. Mi riferisco, in generale, ad acidità leggermente più marcate, risultato del non utilizzo di fertilizzanti chimici, a sensazioni leggermente più sapide e minerali e all’impressione di avere a che fare con vini che, forse, tendono a prendere e fare proprie molte delle caratteristiche del proprio terroir.

Ecco allora la falanghina de La Rivolta, forse un po’ penalizzata per il suo essere inserita in una batteria di soli rossi ma certamente snella, scattante, con un bel finale sapido.
Tra gli aglianici interessante (molto) il blend con montepulciano e piedirosso “Bosco Caldaia” dell’Antica Masseria Venditti. Quei profumi sottili e profondi, quasi medicinali, certamente affascinanti. E poi quel tannino che ti accarezza. Il “Martummé” di Terra dei Briganti e le sue delicate morbidezze e lo “Iovi Tonant” della Masseria Frattasi, che nonostante sconti un po’ il passaggio in legno dimostra di avere polpa, e sostanza.

E la sensazione che l’aglianico in particolare, caratteristica forse accentuata dalle coltivazioni in biologico, sia uva capace di regalare emozioni di volta in volta diverse, risultato di quella particolare sintesi di un determinato luogo.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Campania, Degustare come atto pratico | Tag: , , , , | Commenta

3 Commenti

  1. luca miraglia
    Pubblicato 13 aprile 2010 alle 09:20 | Link

    Da napoletano ed estimatore da lunga data dei vini de La Rivolta posso dire che, nella degustazione di cui parli, ancora meglio della Falanghina avrebbe figurato l’Aglianico della medesima cantina, da sempre considerato ai vertici della tipologia per quanto concerne l’areale beneventano.
    D’altra parte, tutti i vini dell’azienda sono considerati paradigmatici e, cosa non da poco, mantengono uno spettacolare rapporto qualità-prezzo.

  2. Pubblicato 13 aprile 2010 alle 09:44 | Link

    Sono d’accordo, la falanghina inserita così certamente soffriva la mancanza di altri elementi simili – di paragone.

  3. Pubblicato 13 aprile 2010 alle 10:21 | Link

    Penso anch’io che a quel punto sarebbe stato meglio inserire un altro aglianico…

Commenta

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I Campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

Puoi usare questi HTML tag e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Sottoscrivi senza commentare



  • La gestione della pubblicità su questo blog è interamente affidata al network Vinoclic.

  • Enoiche Illusioni?

  • Contatto

    jacopo(punto)cossater, la chiocciola, e poi gmail.com

  • Twitter

  • Archivio


  • Tag Cloud

  • Creative Commons

    Creative Commons License