Per dargli un po’ di gusto

Allora la settimana scorsa ero a visitare una cantina e, mentre assaggiavamo parte della produzione dentro la barricaia, guardavo l’enologo, sereno, diluire una polverina scura in acqua per poi aggiungerla alle piccoli botti di rovere.
Una alla volta, una per una.

No, ma non ti spaventare, sto solo aggiungendo un po’ di tannini“.

Ah, ecco. Ed io che pensavo fosse chissà cosa.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | Commenta

16 Commenti

  1. Luca Miraglia
    Pubblicato 29 marzo 2010 alle 17:57 | Link

    Speriamo, almeno, che non fosse un bianco …(!)
    Come diceva qualcuno, non ci sono più parole, solo sputi.

  2. Pubblicato 30 marzo 2010 alle 07:31 | Link

    e che non ti ha detto tutte le altre cose che probabilmente aggiunge in vendemmia, perchè il solo tannino fa poco a vino fatto e aggiunto nelle barriques… poi la gente si chiede perchè sta male se beve un bicchiere in più….

  3. daniele
    Pubblicato 30 marzo 2010 alle 13:51 | Link

    Si dovrebbe pubblicare Nome cognome e cantina…è la nostra unica salvezza..i produttori seri sono la unica nostra salvezza…alla facciaccia delle leggi, dei disciplinari, e di denominazioni fasulle..tzè..

    Ciao Jacopo

  4. Pubblicato 30 marzo 2010 alle 13:59 | Link

    @daniele: pensi che pubblicando i nomi di chi “tarocca” cambi qualcosa?
    credi che siano pochi i taroccatori?
    e che vuol dire produttore serio? sono serio se sono biologico? o biodinamico? e se non lo sono?
    e poi, bio o non bio, siamo sicuri che non bastino un pò di euro per fare la carta bio ed il vino al suo interno robaccia?
    scusa le mille domande, ma me le pongo ogni volta che mi vien detto che ho vini “anonimi” rispetto a quelli sul mercato… o ogni volta che assaggio un vino e non sento il suo profumo/aroma reale ma un’accozzaglia di altre cose.
    amichevolmente :D

  5. Pubblicato 30 marzo 2010 alle 14:02 | Link

    Mah, Daniele, potrei tranquillamente fare il nome, non ho particolari problemi in questo senso. Ma preferivo porre l’attenzione proprio sul fatto di come certe pratiche di cantina siano diventate parte di una certa quotidianità. Come se fosse scontato e naturale aggiungere un po’ di tannini quà e là (e pensa che si trattava di una docg in affinamento).

  6. daniele
    Pubblicato 30 marzo 2010 alle 14:45 | Link

    La mia era una provocazione sul fornire il nome, chiaro che il problema è un altro, ed è appunto la diffusione e la contaminazione di queste pratiche…
    Carolina, quando intendo serio, parlo dell’investimento che dobbiamo compiere nel conoscere un produttore proprio per la passione che nutriamo per questo mondo.
    Per questo quando dico che i produttori sono la nostra unica salvezza intendo dire che la discriminante tra un vino di qualità e un vino non di qualità è appunto la conoscenza del produttore più della denominazione, più del disciplinare.
    Non entro nel merito della discussione tra bio e non bio, non è l’intento.
    Altrettanto in amicizia ;)

  7. Pubblicato 30 marzo 2010 alle 15:02 | Link

    @daniele: pensa che son “pratiche ricorrenti” quasi sempre…. se tiva, se sei nei paraggi, l’8-9-10 espongo a Cerea, passa che facciamo 4 chiacchere davanti a un buon bicchiere. :D

  8. daniele
    Pubblicato 30 marzo 2010 alle 15:05 | Link

    Vivo a Bassano del Grappa ora, se ne ho possibilità, più che volentieri!
    Grazie e a presto

  9. Pubblicato 30 marzo 2010 alle 16:15 | Link

    io a castello di godego… se non vieni a Cerea ci si becca per forza!!! :D

  10. monica sarrecchia
    Pubblicato 30 marzo 2010 alle 16:36 | Link

    Un biotecnologo nonchè enologo molto conosciuto dalle mie parti che amava definire noi poveridegustatori di vino alle prime armi “pollastrone da allevamento” nel senso che crediamo un pò a tutto una volta mi disse:
    “quando in cantina ti racconteranno che il loro vino è frutto solo di una buona pratica agricola e di un’ottima tecnica di cantina e niente più tu sorridi e fa finta di crederci, per educazione”.

    queste pratiche sono la normalità e sono diffusissime, non si spiegherebbe altrimenti l’omologazione del gusto del vino degli ultimi anni.

    Jacopo, acuto come sempre :-)

    m.

  11. francesco
    Pubblicato 2 aprile 2010 alle 09:45 | Link

    Non c’è piu da stupirsi il mercato vuole vinostandard che in bottiglia deve trovare su 100000 pezzi ”quel” vino tutto uguale, il consumatore se vuole sicurezza di quello che compra deve andare incontro anche a questo(da me si dice da na parte deve pende).Poi sul fatto del bicchiere di piu posso testimoniare che bere vino non additivato(solforosa e metaabisolfito) è tutta un altra storia.Grechetto fatto in casa (ma con giusti arcogimenti temperature decantazioni eccecc) 14,5% alcool 3 bicchieri a pranzo tutto a posto.Grechetto commerciale 13,5% alcool a pranzo mezzo bicchiere la testa sfarfalla…… che significa ?? chi me lo spiega??

  12. Pubblicato 2 aprile 2010 alle 11:52 | Link

    @francesco
    Provo a spiegartelo io.
    Il Grechetto fatto in casa sicuramente sarà fatto con uva vendemmiata, pigiata e fatta fermentare, spremuta magari con un torchio, e poi tenuto in una cantina fresca; decantato e travasato quanto serve. Io ci aggiungerei un po’ di solforosa per mantenerlo.
    Quello commerciale molto probabilmente verrà vendemmiato, pressato, fermentato con aggiunta di enzimi, tannini, grosse dosi di solforosa. Poi magari filtrato e imbottigliato dopo 3 mesi con ancora una bella botta di solforosa. Ecco svelato il mistero.
    Tutte queste aggiunte rendono i vini uguali, piatti e senza gusto ne profumi propri; e a noi fanno male perché non sono più come dovrebbero essere.

  13. francesco
    Pubblicato 2 aprile 2010 alle 21:06 | Link

    Carolina era una domanda provocazione la mia (lo so sono quasi agronomo e piu o meno lo so come funziona) comunque hai colto bene nel segno la solforosa in basse dosi non fa male ma se ce nè tanta a me all’università mi hanno insegnato che è veleno a tutti gli effetti.Fare un passo indietro non guasterrebbe e di fronte ad una bottiglia di vino preferirei il piccolo difetto che la nausea ,mal di stomacoecc ecc.

  14. Pubblicato 10 settembre 2010 alle 19:05 | Link

    i tannini sono ammessi in enologia… non vedo cosa ci sia di malsano

  15. Pubblicato 10 settembre 2010 alle 19:10 | Link

    Bhè ma allora per un vino rosso come quello in oggetto anche 160 mg/l di anidride solforosa sono ammessi dalla legge. Ma non vuol dire sia *necessariamente* un bene.

  16. Pubblicato 10 settembre 2010 alle 21:09 | Link

    guarda, i 160 mg/l di SO2 magari non son un bene da un punto di vista salutare ma aggiungere Tannini estratti magari dai vinaccioli non comporta problemi di salute. In una cantina tradizionale si utilizzano anche per l’estrazione del colore così come può essere d’aiuto la Solforosa…

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