in Parlo da solo

Per dargli un po’ di gusto

Allora la settimana scorsa ero a visitare una cantina e, mentre assaggiavamo parte della produzione dentro la barricaia, guardavo l’enologo, sereno, diluire una polverina scura in acqua per poi aggiungerla alle piccoli botti di rovere.
Una alla volta, una per una.

No, ma non ti spaventare, sto solo aggiungendo un po’ di tannini“.

Ah, ecco. Ed io che pensavo fosse chissà cosa.

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16 Commenti

  1. Speriamo, almeno, che non fosse un bianco …(!)
    Come diceva qualcuno, non ci sono più parole, solo sputi.

  2. e che non ti ha detto tutte le altre cose che probabilmente aggiunge in vendemmia, perchè il solo tannino fa poco a vino fatto e aggiunto nelle barriques… poi la gente si chiede perchè sta male se beve un bicchiere in più….

  3. Si dovrebbe pubblicare Nome cognome e cantina…è la nostra unica salvezza..i produttori seri sono la unica nostra salvezza…alla facciaccia delle leggi, dei disciplinari, e di denominazioni fasulle..tzè..

    Ciao Jacopo

  4. @daniele: pensi che pubblicando i nomi di chi “tarocca” cambi qualcosa?
    credi che siano pochi i taroccatori?
    e che vuol dire produttore serio? sono serio se sono biologico? o biodinamico? e se non lo sono?
    e poi, bio o non bio, siamo sicuri che non bastino un pò di euro per fare la carta bio ed il vino al suo interno robaccia?
    scusa le mille domande, ma me le pongo ogni volta che mi vien detto che ho vini “anonimi” rispetto a quelli sul mercato… o ogni volta che assaggio un vino e non sento il suo profumo/aroma reale ma un’accozzaglia di altre cose.
    amichevolmente 😀

  5. Mah, Daniele, potrei tranquillamente fare il nome, non ho particolari problemi in questo senso. Ma preferivo porre l’attenzione proprio sul fatto di come certe pratiche di cantina siano diventate parte di una certa quotidianità. Come se fosse scontato e naturale aggiungere un po’ di tannini quà e là (e pensa che si trattava di una docg in affinamento).

  6. La mia era una provocazione sul fornire il nome, chiaro che il problema è un altro, ed è appunto la diffusione e la contaminazione di queste pratiche…
    Carolina, quando intendo serio, parlo dell’investimento che dobbiamo compiere nel conoscere un produttore proprio per la passione che nutriamo per questo mondo.
    Per questo quando dico che i produttori sono la nostra unica salvezza intendo dire che la discriminante tra un vino di qualità e un vino non di qualità è appunto la conoscenza del produttore più della denominazione, più del disciplinare.
    Non entro nel merito della discussione tra bio e non bio, non è l’intento.
    Altrettanto in amicizia 😉

  7. @daniele: pensa che son “pratiche ricorrenti” quasi sempre…. se tiva, se sei nei paraggi, l’8-9-10 espongo a Cerea, passa che facciamo 4 chiacchere davanti a un buon bicchiere. 😀

  8. Un biotecnologo nonchè enologo molto conosciuto dalle mie parti che amava definire noi poveridegustatori di vino alle prime armi “pollastrone da allevamento” nel senso che crediamo un pò a tutto una volta mi disse:
    “quando in cantina ti racconteranno che il loro vino è frutto solo di una buona pratica agricola e di un’ottima tecnica di cantina e niente più tu sorridi e fa finta di crederci, per educazione”.

    queste pratiche sono la normalità e sono diffusissime, non si spiegherebbe altrimenti l’omologazione del gusto del vino degli ultimi anni.

    Jacopo, acuto come sempre 🙂

    m.

  9. Non c’è piu da stupirsi il mercato vuole vinostandard che in bottiglia deve trovare su 100000 pezzi ”quel” vino tutto uguale, il consumatore se vuole sicurezza di quello che compra deve andare incontro anche a questo(da me si dice da na parte deve pende).Poi sul fatto del bicchiere di piu posso testimoniare che bere vino non additivato(solforosa e metaabisolfito) è tutta un altra storia.Grechetto fatto in casa (ma con giusti arcogimenti temperature decantazioni eccecc) 14,5% alcool 3 bicchieri a pranzo tutto a posto.Grechetto commerciale 13,5% alcool a pranzo mezzo bicchiere la testa sfarfalla…… che significa ?? chi me lo spiega??

  10. @francesco
    Provo a spiegartelo io.
    Il Grechetto fatto in casa sicuramente sarà fatto con uva vendemmiata, pigiata e fatta fermentare, spremuta magari con un torchio, e poi tenuto in una cantina fresca; decantato e travasato quanto serve. Io ci aggiungerei un po’ di solforosa per mantenerlo.
    Quello commerciale molto probabilmente verrà vendemmiato, pressato, fermentato con aggiunta di enzimi, tannini, grosse dosi di solforosa. Poi magari filtrato e imbottigliato dopo 3 mesi con ancora una bella botta di solforosa. Ecco svelato il mistero.
    Tutte queste aggiunte rendono i vini uguali, piatti e senza gusto ne profumi propri; e a noi fanno male perché non sono più come dovrebbero essere.

  11. Carolina era una domanda provocazione la mia (lo so sono quasi agronomo e piu o meno lo so come funziona) comunque hai colto bene nel segno la solforosa in basse dosi non fa male ma se ce nè tanta a me all’università mi hanno insegnato che è veleno a tutti gli effetti.Fare un passo indietro non guasterrebbe e di fronte ad una bottiglia di vino preferirei il piccolo difetto che la nausea ,mal di stomacoecc ecc.

  12. guarda, i 160 mg/l di SO2 magari non son un bene da un punto di vista salutare ma aggiungere Tannini estratti magari dai vinaccioli non comporta problemi di salute. In una cantina tradizionale si utilizzano anche per l’estrazione del colore così come può essere d’aiuto la Solforosa…