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Montepulciano d’Abruzzo DOC – Emidio Pepe 2005

Montepulciano | 20-30 €

Non so se si possa parlare di perfezione, ma certamente quasta versione del Montepulciano di Pepe è una di quelle cose che a) regala soddisfazioni b) berresti in continuazione c) vorresti averne più e di più, per vedere come sarà, con il passare dei mesi. Perchè è assaggio di succo, polpa, freschezze.

Impenetrabile, ma non scurissimo, il naso inzia timido, per poi aprirsi in modo regale con il passare dei minuti. Frutta scura come il ribes, particolarmente elegante, balsamicità, sensazioni scure che ricordano il sottobosco, quasi erbacee.
Straordinariamente equilibrato, ogni componente sembra funzionale al tutto. Tannini? Presenti e vellutati. Acidità? Certo, integrata. Freschezze? Eccome. Finisce lungo ritornando in modo didascalico sulle note olfattive e mentirei se scrivessi che non mi è piaciuto tantissimo. O anche di più.

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Commento

16 Commenti

  1. Grande Massimo! Il Montepulciano è uva che negli ultimi tempi mi incuriosisce sempre di più.. ed ho trovato in Pepe uno splendido interprete: riesce a coniugare quella scorrevolezza a quella struttura, e non è cosa da poco.

  2. Io sono rimasto impressionato soprattutto dalla struttura organolettica. Un vino pesante ma che non pesa..Ci si vede sicuramente a Vini Naturali se becchiamo lo stesso giorno. ! Buon Lavoro Ciao

  3. Gabriele, questa era *definitivamente* la bottiglia giusta. Quante volte proprio con Pepe ho avuto diverse perplessità con bottiglie sbagliate!

    Ciao Riccardo, grazie dell’intervento 😉

  4. E’ l’ennesima riprova che, in un orizzonte enologico “tradizionale” ormai omologato, ci si può emozionare soltanto all’assaggio dei vini “naturali”; sono loro che hanno una vera anima e ti trasmettono sensazioni diverse, anche da un sorso all’altro.
    Può senz’altro capitare la bottiglia non perfetta, anzi, nel caso di Pepe non è infrequente, ma i pregi strutturali dei suoi vini sono tali che vale la pena correre il rischio.

  5. Ciao Luca, e grazie per l’intervento. Devo però dissentire.

    Quello che tu definisci orizzonte enologico tradizionale è capace di regalare alcuni dei vini più straordinari che io abbia mai assaggiato. Poi certo, che i cosiddetti produttori naturali siano (alcuni) in grado di lavorare estremamente bene e di mettere sul mercato prodotti buonissimi e capaci di regalare emozioni è un altro discorso (mai regalati, s’intende).

    Quanto alla bottiglia non perfetta devo dissentire doppiamente: dopo aver speso venticinque euro pretendo che il vino sia perfetto, e nel caso sappia di tappo mi venga sostituito. Il fatto che alcune bottiglie di Pepe, anche a me è capitato una volta, possano avere altri problemi legati alla vinificazione è, molto semplicemente, inaccettabile.

  6. Caro Jacopo, la mia era un’osservazione assolutamente fuori dagli schemi usuali di valutazione tecnica quali si usano in ambito AIS; voglio soltanto sostenere che, per quanto un vino possa essere piacevole e rispondente a canoni tradizionali di piacevolezza e bevibilità, ormai non mi emoziona più quanto può fare un altro vino, magari imperfetto tecnicamente, ma nel quale riesco a leggere territorio, amore per la terra, ansia di fare con le mani, con la testa … e niente altro.
    Di vini perfetti stilisticamente, credimi, ne ho bevuti a centinaia, ma l’emozione è un’altra cosa!

  7. Capisco perfettamente ed anche io tenderei ad essere d’accordo.. se non che la perfezione stilistica non trovo sia cosa così comune, anzi. 😉

    Questa sera volevo un vino che mi *coccolasse* ed ho aperto un sangiovese di un piccolo produttore locale, sicuramente vicino ad una filosofia produttiva definibile come “naturale”, con tutti i suoi piccoli difetti (manca in eleganza, non è completamente integrato ma ha succo e polpa, ah se ne ha!), ed è sato perfettamente funzionale allo scopo. 🙂

  8. Jacopo ma precisamente quali difetti ha riscontrato nelle bottiglie di Pepe?
    Difetti di vinificazione parlo, non tappi difettosi.
    Mirco

  9. Oltre al sentito dire, che ovviamente lascia il tempo che trova, due volte. La prima era un Montepulciano, forse un 2001. Riduzione spinta al naso (riconoscimenti brutti, che viravano dallo zolfo al marcio) che purtroppo ritornava in bocca. Imbevibile. La seconda era quella riduzione più leggera, che va bene che era assoluatemente bevibile ma era ben lontano dall’assoluta piacevolezza del 2005 qui sopra.

  10. Guarda, l’ho assaggiata ad una -brutta- degustazione di vini naturali a Milano insieme ad altre annate e si, è proprio buono. Tra l’altro l’annata piuttosto recente conserva una freschezza e una pienezza di frutto veramente golose. Ne ho presa una bottiglia, 15€ in fiera, ben spese. Appena la stappo butto giù due righe.
    Ciao Jacopo!