in Parlo da solo

3h52m31s

Ok, non sono un atleta. Non uno di quelli che corrono e fanno del podismo -che brutta parola- una sorta di religione. Ad assidui allenamenti preferisco qualche bicchiere in vineria, per capirci.

Però mi piace correre, mi piace tantissimo. Dedicare quell’oretta prima o dopo il lavoro all’allenamento (certo, non esattamente tutti i giorni) mi fa sentire meglio e mi schiarisce le idee. E’ una cosa a cui semplicemente non potrei rinunciare.
E se muovere un po’ le gambe durante la settimana sia una cosa non so dire, di preciso, quale sia il momento e soprattutto come nasca l’idea di iscriversi ad una Maratona, la corsa assoluta. In realtà forse tutto si potrebbe riassumere con la voglia di mettersi in gioco e di vedere se si è in grado prepararla, e di finirla. Tra l’altro. Un sfida con se stessi, riassumibile in mesi di sacrifici, e in un obiettivo che si avvicina sempre di più e che ogni giorno assume importanza, grandezza, fascino. Fino al giorno.

E quando con il Colosseo alle spalle attraversi il traguardo, sfinito, e ti mettono la medaglia al collo tutti quei mesi assumono un senso compiuto e perfetto. E con gli occhi lucidi, un misto di commozione e felicità, guardi il tempo e pensi che se la soddisfazione oggi fosse riassumibile in un numero sarebbe il titolo di questo post.

La foto è di Repubblica.

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Commento

  1. Complimenti a te Jacopo ma non capirò mai i “veri” runners…Personalmente corro per potermi permettere qualcosina di più a tavola, o forse per punirmi per i miei peccati di gola e comunque perchè mi fa sentire meglio. E’ indubbio che l’attività sportiva porti notevoli benefici fisici e mentali, tuttavia noto che alla maggior parte dei runners (o dei ciclisti) manchi il senso della misura soprattutto quando si comportano come tossicodipendenti della corsa…Per esempio da un po’ ho smesso di cronometrarmi e davvero mi sento meglio… La maratona ? siete tutti pazzi ! 🙂
    Nicola

  2. Onore a te, Jacopo, e grandi complimenti per essere arrivato a correre e finire, sotto il tempo che ti eri prefissato, questa Maratona. Ma che tu fossi uno tosto era fuori di dubbio 🙂

  3. … io c’avrei messo “forse” il doppio del tempo. Il “forse” perchè ho un gran dubbio che sarei riuscito ad arivare al traguardo… certo che per un Brunate-Le Coste in premio uno sforzo l’avrei fatto… passeggiando.

    Complimenti.
    Andrea

  4. Evvai! Grazie a tutti.

    Andrea, Secondo me ogni persona trova le motivazioni adatte per tagliare il traguardo. Nel nostro caso poi è facile, ognuno ha la bottiglia del cuore che lo aspetta, a casa, la sera.

    Nicola, io con l’atletica ho, molto semplicemente, un conflitto di interessi enorme: mi piace troppo l’argomento di questo blog. Le ripetute lasciamole agli altri, che è meglio. 😉

  5. devo dire che mi ha fatto un pò effetto scorrere tra le tue splendide enoiche illusioni e ritrovarmi a leggere del ‘senso’ di una maratona. Correre distanze lunghe significa un pò ‘gustarsi’ la strada, assaporarla, ascoltare i propri passi, i silenzi, gli altri. Spiegare cosa si pensa, cosa si percepisce correndo e cosa si prova degustando è cosa assai difficile. Quando ne parlo molti si chiedono come sia possibile, dove sia l’anello di congiunzione tra queste due passioni…bhe, io credo sia sempre nell’ascolto di quel mondo di sensazioni ed emozioni provi gustando un vino o volando per km…