Di ritorno da Vini Naturali a Roma


Ci sono manifestazioni che vorresti avere non solo poche ore, ma diversi giorni a disposizione. Sarà per l’ambiente, rilassato ed informale, e per gli amici incontrati. Sarà per la qualità media elevatissima delle bottiglie presenti. O forse per il fatto che i produttori sono tutti lì, felici e disponibili.

Ed invece l’orologio è tiranno, ed il tempo disponibile è solo quello di un pomeriggio, scarso. Allora eccoti sempre con l’occhio alle lancette, curioso di scoprire cose nuove e di riassaggiare amori. Ecco, la persona organizzata avrebbe controllato l’elenco dei presenti sul sito ed avrebbe stilato una bella lista con quelli imperdibili. Tu invece no, ti sei dimenticato e ti fai trasportare da un “devi assaggiare questo” ed un “hai provato quello?“. Che non è così male, in effetti, perchè poi, a casa, a riguardare le note scritte veloci e nervose su un foglio stropicciato scoprirai che ne avrai scoperte davvero di cose interessanti e nuove. Ed avrai anche riassaggiato quei grandi che ti emozionano, che solo quelli valevano il viaggio ed il nubifragio verso la capitale.

Prendiamo Cappellano, per dire. Tu non è che tutte le settimane ti ritrovi al bar sotto casa a discutere di Piè Rupestris o Piè Franco, annusando il bicchiere. Due Barolo 2005 straordinari, vibranti, vivi, forti. Per non parlare di un Barbera 1999 che sembrava ieri, a guardare a freschezze e complessità.

Il Sagrantino di Giampiero Bea, che senza esitazioni inserisci tra i grandi italiani, ben oltre la sola denominazione. Ed il Trebbiano Spoletino, uno sconosciuto innalzato ai ranghi di nobile.

Radikon ed il suo merlot, una carezza. E certo, i bianchi, ma non hai necessità di ribadire l’ovvio. E quelli di Zidarich, certo.

In Toscana Podere le Boncie, il cui chianti Classico 2006 è di una tipicità straordinaria, e Massa Vecchia, di cui finalmente avrai scoperto il Rosato e la Malvasia, due piccoli miracoli per rapporto qualità/prezzo.

Queste le conferme. Perchè poi, al bar sotto casa, potrai bullarti con gli amici di avere finalmente conosciuto Camillo Donati, quello del Lambrusco, e di avere assaggiato una Malvasia secca che ti ha portato via, direttamente nelle campagne di Parma. Altro che Roma.

In Sicilia finalmente avrai avuto modo di mettere mano alla produzione di Arianna Occhipinti e ad un Frappato che non solo ti ha stupito. Ti ha ammaliato. Vuoi mettere? E poi un’azienda nuova, che vinifica da poco. Graci ed un Etna Rosso di solo Nerello con tutta una serie di profumi che ancora non ti spieghi come sia possibile.

A Verona ti ha incuriosito il Ripasso di Corte Sant’Alda. Fruttato, fresco, libero e piacevolissimo. Lì vicino, verso oltre Soave, uno dei dolci più interessanti degli ultimi tempi. Il Recioto di Gambellara di Angiolino Maule, teso e pulitissimo.

A sud il Fiano di Ciro Picariello, forse uno dei migliori mai assaggiati. Perchè nessuno te ne aveva mai parlato?

Al di là del confine, poi, una delle tue scoperte della giornata, tale Klinec. Uno che a parlare di bianchi ne metterebbe in fila un’enormità. La ribolla gialla e le sue rotondità, il Pinot grigio di un fascino antico, quasi dimenticato, lo Jakot (o Tokaj), secco e buonissimo e la Malvasia, che sembrava di mettere il naso nel bagnasciuga, in riva al mare, da quanto era sapido e minerale.

Ecco, ci sono manifestazioni che non basterebbero due giorni. Perchè poi guardi sul sito i produttori presenti e ti rendi conto di averne saltato la stragrande maggioranza.
Nonostante questo, però, ti sembra che in molti stiano aggiustando il tiro. Che non hai trovato acidità troppo accentuate in favore di vini spesso molto più equilibrati rispetto anche solo a manifestazioni simili di un paio d’anni fa. E già speri di esserci l’anno prossimo.

La foto in apertura, il Pinot grigio di Klinec, è di Andrea Petrini, uno degli amici sopracitati.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Italia, Lazio, Vedo gente, faccio cose | Tag: , , , , , , , , , , , , | Commenta

6 Commenti

  1. Pubblicato 2 febbraio 2010 alle 08:47 | Link

    Ciao Jacopo è stato un piacere conoscerti e spero ci siano altre occasioni in futuro per degustare qualcosa con più calma!

  2. Pubblicato 2 febbraio 2010 alle 09:57 | Link

    Argh! Rischi la vita. Se dici che Gambellara è “verso Soave” rischi l’ira funesta di brave aziende che da anni cercano di smarcarsi dai cugini veronesi. Certo più famosi. Certo più grandi. E, certo, sempre di garganega stiamo parlando. Ma i Gambellaresi non ci stanno proprio a confordersi, anche perché ormai hanno raggiunto un livello qualitativo che non ha nulla da invidiare alla più famosa denominazione veronese. Eppoi c’hanno il Vin Santo loro ;) .
    Ciao.davide
    P.S. in cantina ho un Vin Santo di Gambellara di Lino Sordato. Alla prima occasione ce lo beviamo assieme

  3. Pubblicato 2 febbraio 2010 alle 11:19 | Link

    Davide, eh, lo so che è indicazione geografica approssimativa e populista. Però rende l’idea, insomma. Ehm, credo. ;)

    Andrea, un vero piacere anche per me.

  4. Pubblicato 9 febbraio 2010 alle 13:09 | Link

    Se ci stai, fondiamo l’Arianna Occhipinti Fan Club. D’ altronde, a noi, piace farci ammaliare dal Frappato.. ;-) Ciao Grande

  5. Pubblicato 9 febbraio 2010 alle 13:11 | Link

    Haha, io ci sto! ;)

  6. Pubblicato 27 dicembre 2010 alle 12:15 | Link

    Mi metto in lista per una tessera dell’l’Arianna Occhipinti Fan Club :-)

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