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11 Commenti

  1. Mettiamola così: la bellezza della cantina è inversamente proporzionale alla qualità del vino. Ma ha un fascino d’antan che Petra nemmeno fra cent’anni. Se mai ti capitasse facci un giro da Pino Ratto, non credo che lavorerà ancora per molto, e lui è persona di grande cultura e uno dei migliori interpreti del dolcetto ad Ovada.
    Mi ricordo che quando andai da lui entrammo in cantina dalla porta a cui mancava qualsiasi tipo di serratura e Pino mi disse: “come vedi anche qui facciamo Cantine Aperte. Tutto l’anno”.

  2. cantine futuribili, etichette “market oriented”, e poi?
    il vino, frutto illustre della terra, merita rispetto, non buffoni!!
    “Io evolvo all’indietro” (Teobaldo Cappellano)

  3. Bhè, Luca, una posizione piuttosto radicale, non trovi?
    Non entro nel merito della cantina Petra, ma sono certamente convinto che tradizione, qualità, rispetto del territorio possano convivere con la costruzione (o con la ristrutturazione) di una cantina, oggi.

    Il senso di questa rubrichetta dedicata alle grandi firme dell’architettura che si sono confrontate con il mondo del vino è proprio questo.

  4. è che l’idea (forse) romantica del vignaiolo cozza sonoramente con queste bellissime cantine. E molto più spesso queste cantine coincidono con numeri importanti ed ambienti patinati. Vini (magari grandi!) dal respiro chiaramente internazionale e dai prezzi non esattamente popolari.
    Si sta generalizzando e tutto può succedere, però…

  5. Non so Gabriele, è discorso molto complesso.
    Da una parte vogliamo (scusa per il pluralone, ma voglio generalizzare) vini piccoli, di vignaioli che producono poche decine di migliaia di bottiglie. Tutto bio, certo.
    Dall’altra ci lamentiamo che la qualità non esce dai nostri confini e che troppo pochi conoscono la varietà dell’italica vigna.
    Mi spiego, affinchè un territorio cresca e si sviluppi sono necessari qualità, ovvio, ma anche (grandi) investimenti e visibilità, e contestualmente penso a quanto successo a Montefalco negli ultimi anni.

    Questi interventi di architettura sono lo specchio di questa medaglia, non credi?

  6. Vedendo la seconda foto mi riviene in mente la visita a ca del bosco dove le barrique poggiavano su terra con innaffiatoi per mantenere stabile l umidità.Queste barriccaie sono sempre più delle opere d’arte.Una domanda.. allora la sorgente che ho nella mia miniminicantina è positiva ???ihihihihih

  7. Assolutamente, sopratutto in un’ottica di mercato come quella attuale, dove c’è crisi e allo stesso tempo nuovi mercati che si aprono, la comunicazione e il modo di farla cambiano con velocità impressionante, visibilità (e numeri) hanno importanza fondamentale, non devono però scindersi dal territorio. Mi spiego: Francesco citava Ca’ del Bosco, azienda dai numeri importanti (chiaramente in rapporto alla zona) e dall’immagine forte ma allo stesso tempo altamente rappresentativa della Franciacorta, se penso a Petra non riesco a vedere questo legame col territorio.