L’assaggio dell’anno?

Non che scrivere un post di fine anno sia obbligatorio, anzi. Ma ripensavo a tutto quello che è successo negli ultimi dodici mesi, ed alle cose che mi hanno entusiasmato.

Il blog, per esempio.
Quest’anno è stato quello del cambiamento, e della (quasi) maturità, se così si può dire. Solo qualche mese fa era uno spazio che trascinavo stancamente e c’è stato più di un momento in cui avevo deciso di lasciare perdere. Poi però è successo che abbia provato di dedicare più tempo e più impegno a tutta questa faccenda ed il risultato, credo, è che ne sia valsa la pena, di certo. Mi piace, e tra queste pagine mi trovo a mio agio.
E poi, volete mettere, la soddisfazione di sapere che quello che scrivi viene letto, magari giudicato, a volte commentato, non ha prezzo. Molto semplicemente.

Poi cercavo di pensare a quello che ho assaggiato, alle bottiglie con gli amici, a quelle quà e là, alle degustazioni ed ai banchi d’assaggio. Cercavo di, come dire, fare il punto. Ed in particolare pensavo ai bicchieri che ricordo con più chiarezza, bevute stampate nella mia memoria, anche olfattiva e gustativa. Vini che mi sembra ieri, tanta era la loro giustezza – opinione personale, gusto personalissimo.
Io abito nel centro dell’Italia, e normalmente, tutti i giorni, faccio un esempio, non bevo nebbiolo. Neanche garganega. O aglianico. Vado per lo più avanti a pane e sangiovese. Conosco un po’ la Toscana ed appena di più l’Umbria del vino. Questo fa si che i vini di qui siano particolarmente nelle mie corde. Ed è normale, è così per tutti credo. E non parlo di gusto personale, ma di quella capacità di cogliere sfumature e differenze che solo centinaia e centinaia di bicchieri riescono a darti.
Il senso del territorio, vale per me come per tutti voi, nei rispettivi contesti vitivinicoli.

Insomma, sono certo di avere assaggiato vini strepitosi, sicuramente superiori a questo, a voler parlare di punteggi oggettivi. Ci sarebbero un paio di Brunello. Un riesling della Mosella che ho amato. Sicuramente un Barolo, solo per nominarne qualcuno. Ma il rapporto di intimità, di (credo) comprensione nei confronti delle sue caratteristiche e di quelle del territorio da cui proviene che ho avuto con il Sagrantino 1998 di Filippo Antonelli non ha eguali. Mi sembra davvero ieri.

Per tutto quello che verrà ci vediamo nel 2010.
Tanti auguri, a tutti quanti.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | Tag: , | Commenta

2 Commenti

  1. Pubblicato 31 dicembre 2009 alle 17:19 | Link

    E allora buon anno!

  2. Pubblicato 3 gennaio 2010 alle 22:31 | Link

    Un anno di felicità, a te, a tutti, a noi.

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