Il Brunello di Montalcino Riserva di Gianfranco Soldera

Il Brunello di Montalcino Riserva di Gianfranco SolderaSangiovese grosso | >50 €

Questo post era in attesa di pubblicazione da mesi, ormai. Da tanti mesi. Il fatto è che per tutto questo tempo ho sempre esitato a metterlo online. Voglio dire, scrivere di Soldera mica è uno scherzo. Vuole rispetto e comprensione. Mica facile, è uno dei più grandi, lui.
Però ieri era Natale. Ed io associo al Brunello sensazioni invernali, ma calde, come il fuoco accesso in una casa colorata. E così mi sono deciso e l’ho pubblicato, anche se rimane solo un’istantanea. Il bloc-notes che diventa blog-notes. Niente di più.
Ecco quello che avevo buttato giù il giorno seguente quella (straordinaria) serata.

Ti avvicini al locale certamente curioso, quasi entusiasta dei grandi bicchieri che ti aspettano, ma non riesci a scacciare un certo timore. Quella sensazione che si prova quado si è davanti ad uno dei grandi, persona o vino poco importa. Avevi assaggiato una riserva di Soldera anni addietro, poteva essere il 2005, e ti aveva di certo affascinato, anche se non lo avevi capito davvero, beato in una certa ignoranza ed inconsapevolezza.

Oggi, a differenza di allora, sai cosa sia e che cosa rappresenti per Montalcino questo particolare Brunello. O chi sia Gianfranco Soldera. Era il 1972 quando decise di mettere radici. Lui, un milanese in Toscana. Un uomo ed un vino che con il passare degli anni è diventato leggenda. Il più grande, praticamente.

Il Brunello di Montalcino Riserva Case Basse di Gianfranco Soldera è profondità, prima di tutto. Sono Brunelli dai grandi toni balsamici, leggermente diversi nelle varie annate ma certamente uguali nell’impostazione. Architetture straordinariamente complesse, ma che alla fine chiudono precise e puntuali, senza sfumature.
Il 2001, per esempio, è assaggio sapido, teso, convincente sotto ogni punto di vista anche se l’idea è che possa ancora crescere in espressività. Ed è tutto dire.
Poi pensi al 2000, lineare e bellissimo, caratterizzato da un naso leggermente addolcito ed esotico, meno austero degli altri millesimi ma altrettanto compiuto.
Il 1998 ed il 1999 non sono così diversi, almeno non tanto quanto ti saresti aspettato. Le architetture accennate precedentemente qui trovano dimora facile. Cosa dire di uno spettro olfattivo che ha tutto? si potrebbero nominare la ricchezza del frutto. O la balsamicità, che ti sembra quasi di poterla afferrare. Ma sono anche Brunello erbacei, minerali, tipicissimi. E poi anche evoluti, note terziarie che fanno capolino in modo gentile. E poi in bocca, in particolare il 1998, chiudono un cerchio, sia gustativamente che emotivamente. I tannini sono levigati, sono bevute succose e scorrevoli. Buonissime.

E certo, quando ti allontani dal locale, all’ora tarda, sei certamente felice.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Degustare come atto pratico, Toscana | Tag: , | Commenta

6 Commenti

  1. Pubblicato 26 dicembre 2009 alle 14:43 | Link

    E tu questa meraviglia la tenevi in sospeso?

  2. Pubblicato 26 dicembre 2009 alle 16:06 | Link

    Gran bel regalo di Natale! Auguri!

  3. Pubblicato 26 dicembre 2009 alle 20:44 | Link

    Grazie amici! Tanti auguri anche a voi.

  4. Pubblicato 27 dicembre 2009 alle 13:36 | Link

    bel regalo ma col cavolo che puoi scrivere >50!
    meno di 150 euro non lo trovi da nessuna parte, l’ultima annata, se poi vuoi qualcosa più indietro fatti il segno della croce e affacciati ad un’asta!

  5. Pubblicato 3 gennaio 2010 alle 20:49 | Link

    Vero Andrea, ma 150 sono sempre più di 50, no? ;)

    A parte gli scherzi bottiglie così costose qui non erano mai capitate, e per comodità tutti i vini, non molti in realtà, che sono costati più di cinquanta euro li segnavo così, con un generico >50. Terrei quello quindi, ma grazie per la puntualizzazione.

  6. Pubblicato 7 gennaio 2010 alle 18:07 | Link

    a 100 il 2001 lo trovo…

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