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Lamole di Lamole: il Chianti Classico Riserva Vigneto di Campolungo in verticale

Chianti Classico Riserva Lamole di Lamole Vigneto di Campolungo

Lamole di Lamole, Lamole, comune di Greve in Chianti. Avete presente? Praticamente a sud di Greve, a nord di Radda, vicino il confine della provincia di Siena. Qui, insomma.

La cantina è di un gruppo grande ed importante: Santa Margherita. Uno di quelli che può permettersi, di tanto in tanto, di invitare anche qualche giovane (eh?) blogger a visitare i vigneti ed assaggiare qualche bottiglia storica.
Ma scrivevo di territorio, che qui è faccenda importante.
Le altitudini sono moderatamente alte, per la media del Chianti Classico. Estati calde ma ventilate, notti fresche, esposizioni generalmente ottimali permettono a questo terroir di essere molto presente nel bicchiere. Vini freschi, con accenni di mineralità a donare profondità, che si inseriscono in un quadro di sangiovese molto netto, preciso, lineare e nobile, in particolare sul lungo periodo. Il vigneto di Campolungo, poi, è l’espressione più caratteristica di tutti questi elementi, da cui deriva questo particolare (e storico) cru.

Sangiovese protagonista fino al 2005, a partire dall’ultima annata commercializzata, il 2006, infatti, anche una piccola percentuale di cabernet concorre alla formazione di questo Chianti di Lamole. Si, davvero.
Degustazione verticale scrivevo in apertura. Ecco, a seguire, alcuni appunti.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 2006

Cabernet sauvignon e sangiovese, come accenato prima. Ed infatti vengono fuori note più erbacee e vegetali, per un assaggio certamente moderno. Cioè, più moderno, almeno rispetto alla classicità delle interpretazioni degli anni precedenti, per dire. Colore che tende ancora appena al violaceo sul bordo. Naso compatto, nel quale le componenti fruttate e floreali sono nette, distinte, fragranti. Anche in bocca, nella sua iniziale intensità, rimane netto, deciso, profondo. Grande persistenza.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 2003

Il colore rosso rubino apre ad un naso particolarmente etereo ed abbastanza balsamico – sempre il famoso, torrido duemilaetre – comunque fine, in cui le sensazioni speziate tendono ad essere particolarmente pungenti. Comunque presente. In bocca rimane caldo, appena più amarognolo sul finire e che magari fatica un po’ ad aggrapparsi e che certamente paga qualcosa in persistenza. Buono però, eh.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 2000

Assaggio deciso, caratterizzato da note balsamiche, e da un’espressione definita di sangiovese, in particolare nelle sue accezioni più floreali. In bocca è bevuta che coniuga corpo e scorrevolezza. Bello preciso, i tannini sono presenti e solo sul finire tende ad allargarsi appena. Ma grande persistenza, in particolare per il ritorno del frutto. Ammaliante.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 1997

Colore vivo, e naso di grandissime finezze, capaci di coniugare eleganza, intensità e terroir. I sentori si sprecano: frutti rossi appena appassiti, tartufo, liquirizia, sottobosco, balsamicità. Appetitoso. Bocca di grande equilibrio. Escono splendidamente le sensazioni di un’acidità appena spiccata che si coniuga alla perfezione stilistica del frutto e delle sue mille sfaccettature. L’assaggio della giornata. Splendido, ecco.

[s5]

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 1990

Certo, qui si tende a colori più granati, ancora lucidi però. Naso rotondo, estremamente sangiovese, intenso. Frutti morbidi, in tensione grazie ad una certa mineralità. In bocca è compiuto, lievi pungenze stuzzicano il palato e lo portano ad un finale vellutato e certamente elegante. Una bevuta nobile.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 1985

La cosa più interessante nell’assaggiare ventiquattro anni di Chianti di Lamole è la sensazione di avere a che fare con un vino in cui il territorio è rimasto certamente presente, nonostante molte delle caratteristiche di vivacità e di freschezza siano sopite. Naso molto evoluto: goudron, tabacco, cuoio, terra bagnata, legno. E’ assaggio in cui il tannino si è certamente defilato, ma in cui le acidità sono ancora vive, eccome. Finisce, poi, appena addolcito. Piacevolmente addolcito.

[s4]

Ancora:

– Della degustazione ne ha scritto anche Andrea Gori, su Vino da Burde.
– E, girato proprio quel giorno, ecco un video, interessante e da ascoltare con attenzione, di quelli di Acquabuona.

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