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L’Umbria naturale

Il mese scorso, su Piacere Magazine, ho scritto di quelli che possono essere considerati -oddio, circa- come vini verdi, in Umbria. Pochi, troppo pochi.

Vinitaly, la più importante vetrina di settore in Italia che si tiene ogni anno i primi giorni di aprile a Verona, si è conclusa da poche settimane ed il padiglione dell’Umbria, disegnato da Oliviero Toscani, è piaciuto a tutti. Minimale ed accogliente, funzionale e di ampio respiro, in generale bello. Evviva.
La fiera è imperdibile per tutti quelli che si trovano in qualche modo ad avere contatti con il mondo del vino e l’idea che mi sono fatto quest’anno, confrontandomi con alcune delle aziende presenti, è di moderato ottimismo. Nonostante il periodo buio i contatti ci sono stati e le vendite pare andranno avanti. Ancora evviva.

In contemporanea all’appuntamento veronese si sono tenute poi, come da diversi anni a questa parte, due manifestazioni dedicate ai cosiddetti vini naturali. La prima era a Villa Boschi, proprio in provincia di Verona, la seconda a Villa Favorita, vicino Vicenza. Ecco, volevo dedicare queste poche righe mensili a queste due bellissime realtà, che spero – non sono il solo – in futuro possano confluire in un unico grande meeting dedicato al genere.
Le associazioni di produttori presenti erano diversi: Da Vini Veri a Vin Natur, da Renaissance du Terroir a Triple A. Sarebbe difficile riuscire a scrivere ed elencare le peculiarità di ogni gruppo in quanto i disciplinari che si sono imposti differiscono sotto diversi aspetti. Si potrebbe però tranquillamente affermare che i denominatori comuni sono per tutti una certa lontananza da una lunga serie di pratiche definibili industriali, in particolare in cantina, ed un grande rispetto delle naturali peculiarità della vigna, del vitigno, dell’uva, del mosto e di tutto il processo produttivo.
Qualche esempio? Non amano i diserbanti chimici, preferiscono vendemmiare a mano e favoriscono i vitigni autoctoni (ovvero quelle varietà di piante storicamente appartenenti a quelle terre), non amano le le piante geneticamente modificate – gli OGM – e simpatizzano per i lieviti indigeni al fine di preservare le naturali caratteristiche dell’uvaggio durante le fermentazioni. Usano l’anidride solforosa ma preferiscono sia poca: avete presente la famosa dicitura che si trova sulle etichette di praticamente tutte le bottiglie in commercio, “contiene solfiti”? Ecco, il fatto è che legalmente non è possibile indicare la quantità utilizzata e nel loro caso si può tranquillamente affermare che i livelli sono decisamenete bassi e sotto la media.
Ma queste sono solo alcune delle tante pratiche avverse ai fautori della naturalità in bottiglia. Ancora? No a criomacerazioni, filtrazioni, centrifugazioni, sterilizzazioni echipiùnehapiùnemetta.

In Umbria non è possibile nominare queste produzioni senza pensare all’Azienda Agricola Paolo Bea. Il gruppo di appartenenza è quello di Vini Veri e la zona è quella di Montefalco. E’ cantina per taluni di culto la cui produzione va da uno splendido Sagrantino, anche Passito, ad un Rosso inaspettato per complessità ed eleganza per arrivare al Trebbiano Spoletino, vitigno che da poco ritrovato in tutta la zona dei Colli Martani.

Non ho ancora utilizzato il prefisso bio. Pensate: fino a poco tempo fa sarebbe stato errato definire un vino in questo modo, al limite si poteva dire che era “vino prodotto da uve provenienti da agricoltura biologica”. Certo, alcuni dei produttori presenti alle manifestazioni nominate praticano la biodinamica, più o meno tutti potrebbero essere biologici, anche se per definirsi tali esiste una vera e propria certificazione. In Umbria un riferimento in questo senso è rappresentato dalla Cantina Di Filippo, nei pressi di Bevagna. Ancora Sagrantino quindi, ma anche sangiovese, grechetto e molto altro. Vicino Umbertide invece, la denominazione di riferimento è quella dei Colli Altotiberini, una realtà interessante è rappresentata dai vini dell’Azienda Biovitivinicola Colle del Sole.

Se vi ci doveste imabattere non esitate ad assaggiare questi produttori, ne vale la pena.

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