in Degustare come atto pratico, Parlo da solo

Degustare?

Così per una fortunata serie di eventi qualche giorno fa mi sono ritrovato per la prima volta seduto ad un tavolo per assistere ad una degustazione professionale.
Non una bevuta didattica o conviviale tra amici, orizzontali o verticali oquellocheè, ma uno di quei momenti in cui si cerca di valutare il più precisamente possibile un’intera denominazione, assaggiando tutti i campioni inviati dalle aziende nell’arco di una mattinata, dedicando ad ogni bicchiere una piccola scheda ed assegnandogli un voto.

Complessivamente si trattava di 39 assaggi, divisi in batterie da 6, tra bianchi monovarietali, bianchi igt, bianchi doc, rossi igt, rossi doc. Ero ad assistere, dicevo. Quindi assaggiavo, scrivevo, pensavo, e scrivevo ancora. Non che la mia opinione valesse qualcosa al momento, anzi, ero con persone ben più preparate ed allenate del sottoscritto. Però, e per me era importante, ho avuto la possibilità di prendere un po’ le misure con me stesso, e con il mio palato. Sbagliando anche, diverse volte.

Ma le mie considerazioni, sparse, sono altre.

. Degustare professionalmente è una faticaccia.
Io, abituato a tirare fuori il blocchetto e scrivere di uno, due, massimo tre vini, con tutto il tempo possibile a disposizione sono stato davvero in difficoltà a mantenere la concentrazione per 4/5 ore per cercare di valutare ogni bicchiere al meglio. E, sia chiaro, non ci sono riuscito. Ho avuto i miei momenti di sbandamento.

. Nel raccontare un vino scollegato dal suo contesto si perde di vista il quadro generale.
Qui io scrivo dei vini che compro, per lo più. Uno oggi, magari due domani. E’ ovvio che sia impossibile pensare di prendere perfettamente le misure con il vino in relazione all’annata ed il territorio senza assaggiare più etichette simili nello stesso momento. Ma questo lo sapevo e lo sapevate già. E’ il limite (limite?) dell’essere consumatore. Per fortuna esistono le guide.

. I vini buoni sulla distanza vengono fuori (ma và?).
La degustazione era coperta. Questo significa che non si sapeva mai che vino si aveva nel bicchiere. E solo al termine di una denominazione si procedeva a vedere chi era chi.Io non ero assolutamente in grado di riconoscere i vini – tranne due o tre, forse – ed è stato un piacere scoprire che le etichette più famose, o magari celebrate, spiccavano per punteggio e venivano fuori con forza e personalità. Sensazione rassicurante.

. Gli assaggi meno buoni saltano subito all’occhio.
Assaggiando vini di una stessa zona ed annata la qualità media è abbastanza chiara. Un assaggio palesemente inferiore agli altri viene liquidato in pochi secondi.
Io, magari con solo quella bottiglia a casa, vedi punto due, gli avrei dedicato più tempo, cercando di trovare tutte le possibili note positive. Ancora: per fortuna esistono le guide.

Ecco, erano considerazioni veloci a sintesi di una giornata decisamente istruttiva.

Un’ultima banalità? Non si smette mai di imparare.

Scrivi un commento

Commento

  1. Che bello leggere le tue osservazioni in questi momenti difficili… Le condivido tutte. Le uide sono utlissime, a mio giudizio. A patto che si usino con criterio e la giusta capacità critica, in un rapporto quanto più possibile dialettico. Cose che sembrano scontate, ma che purtroppo non lo sono affatto

  2. Grazie Antonio, assolutamente d'accordo, mi piace molto il concetto del rapporto dialettico, ma si riesce sempre a realizzarlo?

  3. Innanzitutto i miei complimenti per la partecipazione, e poi… come ti capisco! Anche io dedico davvero molto tempo per giudicare un vino a livello "approfondito", soprattutto per capirlo a 360°. Ciao, Andrea

  4. Deve essere stata un’esperienza molto importante. Non metto in dubbio che è stato faticoso, però questo full immersion serve sicuramente per rivalutare le cose. Mi piacerebbe farlo una volta…
    Complimenti per l’articolo!

  • Articoli Correlati per Tag :