Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Così – davanti all’opportunità non mi sono certo tirato indietro, ci mancherebbe – ho fatto capolino all’interno di uno dei tanti eventi che Dom Pérignon aveva organizzato a Milano la settimana scorsa, che culminavano con il giorno di San Valentino e nei quali si sarebbe brindato a rosé 1998.
Non lo avevo mai assaggiato e com’era prevedibile mi sono trovato di fronte ad un grandissimo Champagne. Facile, direte. A partire dal colore, che in molti defniscono aragosta, per essere di un rosato appena scuro e decisamente caldo. Al naso il meglio di sé: davanti tutta l’eleganza dei grandi metodi classici viene espressa da bellissime e delicate sensazioni di crosta di pane, di lieviti, da idee fragranti che si affiancano ad un frutto rosso avvolgente e molto riconoscibile. Dietro, fanno capolino piccoli grandi sentori che donano complessità al tutto: un qualcosa di agrumato, una certa mineralità, una speziatura gentile. In bocca è l’eleganza trasformata in bollicina. E’ femminile, esile seppur con una struttura di grandissimo equilibrio. Sicuramente avvolge il palato e rimane dritto e profondo e bellissimo. Non travolge, anche se è difficile rimanere indifferenti davanti ad una persistenza imbarazzante per lunghezza e per pulizia. Stilisticamente è impeccabile. E non lo dimenticherò facilmente.




3 Commenti
La prossima volta che ti capita di bere questa meraviglia accostalo a un piatto di sushi. Scoprirai il paradiso
Complimenti per il blog da Zen and the City
Come direbbe un amico, queste sono bottiglie paradigmatiche. Da abbinare alla vita.
grazie, vero!