-
Enoiche Illusioni?
-
Email
jacopo(punto)cossater, la chiocciola, e poi gmail.com -
-
In touch
-
Archivio
-
Tag Cloud
Aglianico del Vulture Amarone della Valpolicella Antonelli Arnaldo Caprai Associazione Italiana Sommeliers Barbera Bloggers Bolgheri Brunello di Montalcino Cabernet sauvignon Camillo Donati Castello della Sala Champagne Chardonnay Chianti Classico Collecapretta Dolcetto Filippo Ronco Franciacorta Gewürztraminer Grechetto Intravino Jermann Lambrusco Lungarotti Maremma Merlot Montepulciano d’Abruzzo Palazzone Piacere Magazine Pinot nero Poggio Argentiera Rosso di Montefalco Sagrantino di Montefalco Sangiovese Santa Margherita Sauvignon Screwcap Tappo a vite Tasting panel Terroir Vino Trebbiano Spoletino Vini naturali Vinitaly Vinix Live!-
-
Creative Commons



Io e Brunello, di Ezio Rivella
Poi però mi sono imbattutto in un dibattito -che si poteva seguire anche online- sul futuro del Brunello di Montalcino e mi è venuto in mente un libro letto non troppo tempo fa che racconta la storia di uno dei protagonisti, appunto, del Brunello. E’ un’autobiografia e l’autore è Ezio Rivella, noto amministratore/enologo/grandecapo di Castello Banfi. Lo stesso che, era ottobre, accolse l’invito di Franco Ziliani per imbastire un confronto sul Brunello di oggi e di domani.
Per poter scrivere qualcosa di questo libro e per rendere l’idea del tipo di impostazione, basterebbe pensare alla proprietà di Castello Banfi: the Mariani bros from New York. Perchè tutto è molto americano, dall’approccio al mercato alla spettacolarizzazione di ogni intervento sul territorio, almeno nella narrazione. Rivella racconta, dal suo personale punto di vista, l’impatto che ha avuto il suo arrivo e le sue successive azioni su Montalcino e su tutta la zona di produzione. Racconta di un paese povero e disastrato (era davvero così?). Di un vino buono ma completamente sconosciuto (era davvero così?). Di una produzione esigua di bottiglie e di un approccio troppo contadino e poco ragionato “su grande scala” . E racconta del Suo arrivo. E di come tutto poi cambiò.
Che Castello Banfi abbia avuto un ruolo di grande importanza per fare conoscere il Brunello nel mondo e per fare crescere tutto il sistema credo sia innegabile, ma troppa autoreferenzialità, nonostante sial libro decisamente scorrevole, dopo un certo numero di pagine stanca. Almeno un po’.