Uvaggio: Pinot Nero
E’ con un po’ di malinconia che ripenso ai miei primi ed inconsapevoli approcci al vino. Erano serate di bevute e di risate. Non si pensava troppo a cosa ci fosse nel bicchiere, l’importante che fosse buono. Anche se non si era in grado di dire il perchè ci piacesse tanto. Non ci importava affatto. Il Pinot Nero di Franz Haas era l’unico che si beveva con una certa regolarità, nel piccolo ristorante di riferimento. Motivo per cui, quando, passandoci davanti, poco meno di un mese fa, ho visto l’insegna della cantina una sosta e consequente approvvigionamento erano d’obbligo. Tanti ricordi, quindi, all’assaggio. Che, per essere un duemilaesei, pecca inevitabilmente di gioventù, soprattutto in bocca, dove l’acidità arriva sul palato con un momento di ritardo rispetto al tutto. Il naso, invece, denota grande eleganza e pulizia. Cacao, caffè, mirtilli, ribes, ciliegia, sottobosco. Il tutto molto armonico. Da aspettare.




2 Commenti
Ho sempre avuto un ottimo ricordo del Pinot Nero Haas. In effetti occorre aspettare qualche anno ancora per il 2006.
Sottolineo comunque che Franz Haas rimane tra i migliori Pinot Nero.
Lo Schweizer poi è sempre un riferimento..
Un Trackback
[...] permesso di riassaggiare i sempre fantastici Gottardi, Carlotto e Dalzocchio. Ma anche Hofstätter, Franz Haas, ed il costoso Hartmann Donà. Senza voler fare inutili parallelismi con la Borgogna si può dire [...]