in Assaggi, Degustare come atto pratico, Toscana

Il Brunello ed il sangiovese grosso

Dicevano che questa degustazione si sarebbe dovuta chiamare “Il Brunello, quello vero” ma che era un po’ troppo forte, visti i tempi. Poi è notizia di oggi che anche l’Erbaluce avrebbe i suoi problemi, dopo quelli di Montepulciano e Montalcino. Insomma. Tempismo perfetto. Aspettiamo la prossima denominazione al varco.

Però è vero che non esiste momento migliore per ribadire, assaggiandoli, che ci sono produttori (la stragrande maggioranza) che fanno ottimi Brunelli, ovviamente rispettando le regole, e che sono quelli che poi, sulla lunga distanza, non hanno bisogno di nascondersi dietro a giochini vari. Perchè sono espresioni di un bellissimo territorio, sono vini ricchi di personalità e, guarda un po’, sono buonissimi. Prodotti di grande spessore, quindi, per una delle più belle degustazioni cui abbia partecipato. Sandro Sangiorgi ha questa capacità di esprimersi in un modo estremamente bello e semplice, anche quando i concetti facili non lo sono affatto. E poi in sottofondo c’era l’ultimo disco solista di Eddie Wedder, splendida voce dei Pearl Jam.

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Brunello di Montalcino Riserva DOCG – Tenuta Col d’Orcia 2000

Tutti i primi tre Brunelli non hanno grandi ambizioni di colore. Sono tutte diverse espressioni di un rosso granato piuttosto leggero ed elegante. Naso ricco, per il Col d’Orcia, di sensazioni di frutta rossa e di sensazioni terziarie: catrame, cuoio, vaniglia. Inizialmente molto intenso, poi perde qualcosa. In bocca è giovane, leggeremente sapido, comunque equilibrato. Complessivamente molto corretto. E formale.

[s4]

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Brunello di Montalcino DOCG – Il Paradiso di Manfredi 1998

Qui il naso è leggermente più evoluto, è elegantissimo e di grande complessità. Sentori di terra, di sigaro, note legnose e di umidità. In bocca è leggiadro, non è invasivo. E’ fresco, meno caldo, molto naturale. Finisce sul metallo e sulla castagna. E rimane a lungo.

[s5]

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Brunello di Montalcino Riserva DOCG – Capanna 1998

Il naso è leggermente più intenso degli altri, si parla di grande spessore. Una nota eterea appena accennata fa da sfondo a note carnose e leggermente floreali insieme a radici, liquirizia, tartufo. Grande austerità. In bocca è robusto, caldo, largo. I tannini sono grassi e lo rendono equilibratissimo. Finale di straordinaria pulizia. Coniuga potenza ed eleganza. Severo ed aristocratico. Praticamente perfetto.

[s5]

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Brunello di Montalcino DOCG – Salicutti, Piaggione 2003

Naso non intensissimo. Note balsamiche, note speziate leggermente dolci, note fruttate sul rosso – fragoline e confettura di fragole. In bocca ha un’alcolicità pungente, nonostante sia piuttosto equilibrato. Meno dritto degli altri. Il finale è lungo e corrispondente con le sensazioni olfattive.

[s4]

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Brunello di Montalcino DOCG – Le Macioche 2003

Naso dolce, più legnoso e vanigliato degli altri. Quasi esotico. Papaya, tè verde, pepe bianco, agrumi. E poi si scopre che da queste parti il terreno è più sabbioso che altrove. E gli aromi che ne derivano tendono verso una certa imprevedibilità. Molto equilibrato, con una sensazione di legno che ritorna su un bel finale.
[s4]

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Brunello di Montalcino DOCG – Fattoria Poggio di Sotto 2003

Naso austero. Elegante e raffinato. Note di terra, di goudron, di ruggine, di chiodi di garofano. Sanguigno, se si può dire. Il tannino è gentile, l’acidità piacevole. Grande corrispondenza per una bevuta davvero importante.

[s5]

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