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Etna DOC – Frank Cornelissen, Rosso del contadino 2005

Etna DOC – Frank Cornelissen, Rosso del contadino 2005Uvaggio: Nerello mascalese ed altri

Ecco. Vorrei fare il punto della situazione. Ho cominciato a scrivere questo blog circa sei mesi fa annotando le impressioni che avevo avuto bevendo questo o quel vino. Nè più nè meno. Una sorta – davvero – di taccuino virtuale che mi ritrovo spesso a sfogliare per sapere cosa avevo pensato in quel momento. Non ho ambizioni. Non capisco niente -o poco- di vino. E’ successo che un giorno di alcuni anni fa mi sono iscritto al primo livello del corso per sommelier. E dopo avere finito il terzo ho scoperto che ne sapevo davvero pochissimo, e che la chiave era continuare a cercare, a provare ad imparare. L’Ais mi aveva dato alcuni strumenti, che saranno sempre parte del mio bagaglio, ma era solo un inizio. Perchè questo spazio allora? Per ricordare e condividere. Mi piacerebbe che un giorno qualcuno mi scrivesse: “Jacopo, ma cosa scrivi, quel vino non è così!” Condividere, appunto.

Il Mangione, contenitore online di recensioni ed impressioni di ristoranti, scrive che di blog non se ne può più, che è ora che questo fenomeno rallenti. Che non ne possono più di questo modo di fare informazione. Ecco. Fare informazione. I blog fanno informazione? Nello specifico, è giusto eleggere e paragonare i blog a quelli che sono comunemente considerati i media tradizionali, e quindi storicamente depositari di tale autorità? Si e no. Qui Aristide offre un bellissimo spunto di riflessione sul blogging. Cos’è, dove sta andando.

Ne copio ed incollo una parte:

Ci sono almeno due scuole di pensiero:

* Blog, fenomeno della comunicazione
La prima sostiene che i blog siano un fenomeno inseritosi nella comunicazione tradizionale, in qualche modo impossessatisi di spazio e attenzione con strumenti relativamente “poveri” (cioè di costo basso) ma molto diretti. Comunicano su qualsivoglia argomento con qualsivoglia grado di libertà, ma con livelli di responsabilità quasi mai direttamente proporzionali alla libertà che si prendono. Semplici consumatori o professionisti alla ricerca di alternative forme di espressione, prendono il megafono elettronico e interattivo e lo usano.

* Blog, fenomeno parte dei processi di cambiamento di un settore
La seconda scuola di pensiero, largamente minoritaria, ritiene che i blog siano non tanto un fenomeno di editoria (individuale o di piccoli gruppi), ma il manifestarsi di un fenomeno di liberazione di nuove energie più ampio, dove le comunità di opinioni si formano per cambiare qualcosa, o meglio, innovare sulla rete e tramite la rete i processi decisionali, informativi, commerciali, persino cognitivi o politici. Con inevitabili impatti anche sui business toccati da queste comunità.

Ovviamente mi sento molto più vicino a questa seconda definizione.

Mauro Lupi scrive: “I blog non sono media, sono persone”. Come non essere d’accordo? Quando si parla di convergenza dei media ci si dimentica spesso che i protagonisti di questa convergenza siamo prima di tutto noi, persone. Che, oggi, lo spazio virtuale fa parte del quotidiano di tutti. Che il blog di ognuno, come il proprio spazio su myspace, o su facebook, o wherever fanno parte del nostro essere. Il blog non fa informazione a prescindere, quello è un potere che gli viene dato dai lettori, da altre persone. Che non si può comprare. Non c’è niente di più democratico.

Parlando di persone, pochi vini raccontano le mani di chi li ha creati come il Rosso del contadino di Cornelissen. Niente additivi, niente interventi. Un vino dagli odori e sapori incredibili, che raccontano la terra. Un vino spiazzante. Aromi di frutti rossi si abbinano a sentori animali. In bocca rimane molto fresco e molto sapido. Un vino “country”, in tutto e per tutto.

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Commento

  1. Jacopo, grazie per la lunga citazione. Scopro solo ora il tuo blog. Complimenti. Continua così. Abbiamo tutti bisogno di amici che scrivano come te, con passione, competenza, il giusto understatement, senza polemiche urlate. Come dici tu: tra buon senso e bien vivre.
    Ti ho inserito nel blog roll di Aristide. A presto!

  2. un vino che rispecchia personalità esagerata…esame visivo color dattero…intenso esclusivo…retrogusto di spessore permanente…

  3. mah
    ho assaggiato varie bottiglie dell’annata 2006 ed il parere è purtroppo negativo: di positivo c’è l’intenzione di fare un vino “naturale” come va tanto di moda adesso; non credo che quella di frank sia una scelta di moda ma il vino assaggiato non è un vino proponibile nè in enoteca nè tantomeno nella ristorazione; è un vino da consigliare ad esperti o appassionati che vogliono percorrere strade non battute sapendo che queste strade non saranno nè facili nè pulite.

  4. Grazie Riccardo per il contributo. Ed hai ragione, ho sentito le opinioni più disparate sui vini di Cornelissen, e l’unica cosa certa è che provandoli ci si avventura in una strada non nota.

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  • Un post lungo | Enoiche illusioni 5 maggio 2008

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