C’è qualcosa che non va

Insomma questa mattina ero in macchina e andando a Montefalco per una degustazione organizzata da Fratelli Pardi (ci tornerò sicuramente, tanti gli spunti interessanti) mi sono imbattuto su Radio Deejay in un’intervista ad una fashion blogger, Irene Colzi. Spunti interessanti? In generale pochi. Proprio all’inizio però Nicola Savino le ha chiesto come funzionasse il suo day-by-day: “tu, oltre alla fotografia, metti anche dove hai preso i vari capi?

E lei: “certo, oltre alla foto spiego come ho contestualizzato i vari outfit, per quali occasioni li ho indossati, cose così. Poi scrivo sotto le marche che indosso. In questo modo le ragazze che mi seguono se vedono qualcosa che gli interessa possono subito acquistarla.”

“Però in questo modo tu ti presti a prendere del denaro da una ditta di abbigliamento e mettere quelle cose lì..”

“Anche, è proprio per questo che il blog adesso è diventato il mio lavoro.”

È a questo punto che Linus, vecchio volpone, interviene nella conversazione: “però non hai paura che questo possa inficiare la tua credibilità?”

“Assolutamente no.”

“Mh, ti devono pagare ma ti devono anche piacere..”

“Esatto, c’è una selezione alla base del prodotto perchè se no non avrebbe più senso avere il blog.”

Chiunque segua questo spazio da un po’ sa quanto mi sia caro il tema della trasparenza, e quanto il sottoscritto trovi in conversazioni come quella di cui sopra la negazione stessa dell’etica che dovrebbe stare alla base di ogni strumento di comunicazione. Che sia blog, rivista, quotidiano, etc. Perchè sì, continuo a credere che ogni tipo di collaborazione retribuita andrebbe assolutamente sottolineata nel modo più chiaro possibile in modo da dare, sempre, i migliori strumenti al lettore per farsi un’idea del percorso che ha portato alla pubblicazione di questo o quel capo, di questo o quel vino. Esatto, se è vero infatti che nel vino non ci sono casi così sfacciati è anche vero che è ormai abitudine per tanti blog pubblicare con un occhio di riguardo contenuti di aziende loro partner, magari per iniziative anche molto lontane dal blog in sé. Non post a pagamento quindi, ma riflessi di attività commerciali che partono da lontano, di cui il lettore più sprovveduto però non può avere conoscenza.

Io per dire sono sempre stato molto possibilista, ho sempre pensato che non ci sia bisogno di regole troppo rigide, che il mercato -sul web in particolare- sia in grado di autoregolamentarsi mettendo in disparte le realtà meno virtuose. Esattamente l’opposto di quanto prevede la cosiddetta “disclosure delle .com” messa in atto dalla Federal Trade Commission nel 2009 negli Stati Uniti (e aggiornata l’anno scorso). Una direttiva che obbliga i blogger a “rendere pubblici (secondo alcune linee guida, e in maniera simile a quanto fanno i giornalisti dei media “tradizionali”) ogni forma di pagamento, omaggio o campione gratuito ricevuti in cambio di un endorsement di prodotti o servizi”.

Ecco, l’intervista sentita in radio questa mattina mi ha fatto pensare che, forse, fino a questo momento mi sono sbagliato.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 9 Commenti

Nessun aggiornamento

Insomma, non che ci sia molto da dire sull’edizione appena conclusa di Vinitaly e delle sue fiere satellitari (cit.). Qualche traccia del sottoscritto -in questi giorni più sommerso di lavoro del solito- la potete trovare di là, su Intravino. Nel video di Mauro Fermariello sul consueto meeting, nei post sugli assaggi da Viale del Lavoro e dalle manifestazioni cosiddette parallele, appunto.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | Commenta

Ci siamo decisamente fatti prendere la mano

Signore e signori, ecco a voi il cemento biodinamico (via Tenute Dettori).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | Commenta

Il Barrosu Riserva 2010 di Giovanni Montisci

Io per esempio al Cannonau (e ai grandi Cannonau) sono arrivato un po’ tardi. Ah, qui poi dovrei aprire una lunga parentesi a proposito del gamay, varietà coltivata non lontano da Perugia ed in particolare nell’ampia zona dei Colli del Trasimeno, strettissima parente del primo e praticamente del tutto inespressa ai livelli che gli dovrebbero competere: in questo senso ho più di un’idea. Chissà.

Cannonau, dicevo. Giovanni Montisci in quel posto che mi dicono essere pazzesco che porta il nome di Mamoiada, la provincia è quella di Nuoro, coltiva appena due ettari di vigneto da cui produce due vini rossi di enorme spessore espressivo: il Barrosu Riserva ed il Barrosu Riserva Franzisca. Bevuti a strettissima distanza l’uno dall’altro, saranno passati sì e no una quindicina di giorni, ne sono rimasto letteralmente folgorato, a dire poco. Entrambi 2010, roba da mettersi alla finestra ad ululare alla luna tale è la complessa intensità con cui si svelano e con cui tramortiscono. Sia chiaro, nessun particolare peso specifico, nessuna eccessiva concentrazione muscolare, anzi. Vini declinati su belle sfumature di rosso rubino la cui eleganza mediterranea è così sussurrata, fine e distesa che li porta ad avere un solo limite: finiscono troppo in fretta. E se è vero che tra i due ho preferito il primo è anche vero che si trattava di un’incollatura, e che forse il secondo avrà maggior vita. Vedremo, rimangono comunque due dei Cannonu più gustosi, selvatici e al tempo stesso aggraziati, abbia mai assaggiato.

A ripensarci quello che è certo è che si tratta di ritardo imperdonabile e difficilmente colmabile (nel dubbio però vado a cercare in cantina, tempo fa avevo intravisto dietro ad uno scaffale alcune vecchie bottiglie di Gianfranco Manca).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Sardegna | 7 Commenti

A proposito della crisi delle denominazioni di origine

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 3 Commenti

See you around

Beh, non saranno certo il vento e la pioggia che mentre faccio colazione guardo fuori dalla finestra a rovinare la grande giostra che si mette in moto a partire da questa mattina. Sabato (oggi), Cerea e ViniVeri. Domenica e martedì, Vinitaly. Lunedì, Villa Favorita e VinNatur. Come al solito, see you around.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | Commenta

Intervista

Con un grande grazie a Carlo Lenotti per lo spazio dedicatomi ieri su Bobos. Una piacevole chiacchierata alle porte di Vinitaly sullo stato del vino sul web fatta qualche giorno fa su Skype.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | Commenta

Interviste

Su Slow Wine in questi giorni sono uscite tre interessanti interviste ai responsabili, rispettivamente, degli appuntamenti dedicati al mondo dei vini naturali dentro e fuori Vinitaly. A Beppe Ferrua, presidente dell’associazione che organizza ViVit. Ad Angiolino Maule, presidente di VinNatur e responsabile dell’organizzazione di Villa Favorita. A Giampiero Bea, presidente di ViniVeri e responsabile dell’omonima manifestazione che si tiene a Cerea (Vr).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | 1 Commento

Il quadrato semiotico dei wine lovers

Il quadrato semiotico, provando a farla breve, è uno strumento visuale utile a sintetizzare ed analizzare la struttura delle relazioni che esistono in un determinato campo. Un diagramma che grazie alla sua configurazione è in grado di riportarne velocemente le relazioni logiche, tra le altre quelle di contrarietà e di complementarità. Da qui la sua utilità nell’analizzare in un sol colpo d’occhio, o quasi, un determinato mercato ed i comportamenti delle persone che ne fanno parte.

È con questo strumento che Bosco Viticoltori ha deciso – grazie alla collaborazione dell’istituto che lo ha riportato prepotentemente di moda, almeno in Italia - di provare ad analizzare gli atteggiamenti di consumo degli italiani verso il vino. “Lo studio, recita il comunicato stampa, ha classificato in un quadrato semiotico le motivazioni che spingono o allontanano il consumatore verso gli acquisti di vino, aiutando le imprese a comprendere il posizionamento del marchio e quello dei loro prodotti sul mercato”.

Due opposizioni sono emerse in modo trasversale nelle conversazioni analizzate:

la prima: tra chi parla del vino e della sua produzione come qualcosa di sacro, prezioso e da difendere vs. chi ne parla come uno strumento per accompagnare il cibo o una bella serata (profano)
la seconda: tra chi del vino tematizza la dimensione naturale, come la terra o il vitigno vs. chi lo tematizza come un artefatto culturale, costruito in cantina dall’abilità dell’enologo

In occasione dell’imminente Vinitaly il quadrato semiotico dei wine lovers sarà oggetto di un convegno promosso dalla stessa Bosco Viticoltori. L’appuntamento è per il 7 aprile alle ore 11:00 presso l’Auditorium del Centro Congressi Palexpo (io quasi certamente lunedì sarò a Villa Favorita ma questo è uno di quegli appuntamenti che potrebbero davvero aggiungere qualcosa alla già ricca conversazione sull’argomento).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | Commenta

Un Chianti Classico in meno

Ci è voluto il 2011 – il maledetto 2011 – per convincere definitivamente Giovanna Morganti ad “uscire” dalla denominazione e presentare il suo mitico “Le Trame” come un Toscana Rosso, vino ad Indicazione Geografica Tipica. Rivedibile la prima volta, bocciato la seconda: questo l’esito delle due degustazioni presso la consueta commissione di assaggio. “Certo che avrei potuto fare qualcosa tra le due degustazioni, magari aggiungere un po’ di solforosa.. Però sai, mi ero proprio stufata, se per i canoni della commissione il mio è vino che non va bene non c’è problema, davvero“.

Giovanna mi racconta poi di averne parlato con i propri clienti più importanti e di aver ricevuto solamente rassicurazioni, che il loro scopo è vendere  il suo “Le Trame”, vino unico ed irriproducibile, non un Chianti Classico che spesso se presentato come tale va a scontrarsi con prodotti molto meno costosi. E in fondo è proprio questo il punto, quello di una denominazione che forse nella ricerca di una continua omogeneità perde il proprio senso più profondo, quello della valorizzazione non solo delle sue tante diversità territoriali ma anche (e magari soprattutto) personali. Voci le cui inevitabili differenze, a maggior ragione in occasione di una vendemmia estrema come quella del 2011, non fanno altro che aumentarne la complessità.

Invece no. Per questo oggi a guardare l’etichetta de “Le Trame” ho come l’impressione che il Consorzio del Chianti Classico abbia perso una delle sue voci migliori.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 9 Commenti


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