A Fornovo, ancora

L’altro giorno ho chiuso un post sulla birra descrivendo l’imminente Vini di Vignaioli come “la più bella delle manifestazioni italiane” e pensando, subito dopo: “oddio, forse ho un po’ esagerato”. Perchè sì, insomma, alla fine a pensarci bene quella di Fornovo di Taro, non lontano da Parma, è rassegna che si tiene letteralmente sotto un tendone; luogo dove il rumore, il caldo, le facili gomitate fanno parte del gioco, da sempre. Per non parlare poi dei secchi a terra in luogo delle più eleganti sputacchiere da tavolo. Per dire, a margine: mai andare a Fornovo con dei pantaloni chiari, lo so per esperienza. Insomma, Vini di Vignaioli è prima di tutto un gran casino. Poi però mi ritrovo a guardare la lista delle cantine partecipanti e penso che eccome, certo, un grande professionista è certamente in grado di organizzare la miglior manifestazione possibile, nella più significativa delle splendide cornici. Alla fine della giornata però quello che conta più di ogni altra cosa sono la qualità e lo spessore dei vini presenti e delle persone che li hanno prodotti. E allora beh, signori, giù il cappello. Quello di Fornovo anche quest’anno è un raduno unico ed inimitabile. Senza pari.

Ci vediamo domenica, non vedo l’ora.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | 2 Commenti

Pietro Stara e il fallocentrismo tappico

Un Barolo con il tappo a vite è un po’ come un Harley Davidson col motore elettrico.

No, un Barolo con il tappo a vite è un po’ come un Harley Davidson con una sella non originale (tanto non se ne accorge nessuno) ma che ti preserva al 100% dalle emorroidi.

Si è parlato di chiusure alternative, questa settimana su Intravino.

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Ein Prosit e un sorso di acidità

Vero è che Tarvisio (Udine) è davvero lontano ma se per qualche strano motivo questo weekend foste in zona l’occasione potrebbe essere giusta per un paio di bicchieri buoni. Dopodomani, sabato, sarò infatti ad Ein Prosit per partecipare ad una degustazione un po’ particolare, il cui filo conduttore non è rappresentato dai vini ma dalle persone e dal loro percorso.

Ai giorni nostri la comunicazione è divenuta parte fondamentale di qualsiasi attività, commerciale e non. Nel mondo dell’enogastronomia la possibilità di accedere ad informazioni si è dilatata in maniera esponenziale. Buona parte di questa “colpa” è certamente da riconoscere ai giornalisti enogastronomici e ai blog aperti (e talvolta chiusi..) nel corso di questi ultimi anni. Partendo dall’assunto che non esiste “una” lingua del vino perché il vino non è mai “uno”, abbiamo voluto riunire insieme 6 professionisti del mondo del vino, giornalisti e blogger che scrivono per passione e per lavoro, sentire il loro racconto del vino, in particolar modo di un vino, che ha lasciato una traccia memorabile nella loro memoria degustativa e del quale condivideremo l’assaggio.

Accanto ai vini di Marko Fon, di Josko Renčel, di Ferdinando Principiano ed altri avremo modo di assaggiare una delle mie Gueuze del cuore, quella di Cantillon. L’appuntamento è per le 16.00, a Malborghetto (qui il programma della degustazione).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | 2 Commenti

Marco Merli, in Umbria succedono cose interessanti


Come al solito eccomi a riproporre su queste pagine l’editoriale uscito questo mese su PM, dedicato questa volta a Marco Merli e ai suoi vini, sempre più buoni.

A guardare la carta geografica del vino regionale ci sono due zone, in particolare, le cui caratteristiche non riesco ad afferrare del tutto. La prima è quella dei Colli del Trasimeno, un territorio piuttosto vasto ed articolato costantemente in cerca di grandi autori. Il gamay, fratello gemello del ben più famoso cannonau (o grenache, arrivando con lo sguardo oltralpe), qui potrebbe regalare vini di grande delicatezza espressiva, ne sono certo da sempre. Sono tuttavia ancora troppo poche le cantine che si confrontano con questa varietà così nobile, così ancorate al modello produttivo che è stato impostato in zona a cavallo del millennio. La seconda è coincidente con l’ampia denominazione dei Colli Altotiberini, un distretto di rara bellezza che si spinge oltre Città di Castello in cui il ruolo della viticoltura è storicamente centrale, soppiantato solo negli ultimi decenni da altri tipi di colture. Una denominazione dalle potenzialità quasi del tutto inesplorate, i cui interpreti sono -molto semplicemente – troppo pochi.

Tra questi spicca il nome di Marco Merli, giovane vignaiolo di Casa del Diavolo, non lontano da Ponte Pattoli. I suoi sono vini che mi piacciono da matti, che esprimono tutto l’entusiasmo e l’attenzione che ripone tanto in vigna quanto in cantina, tra legni grandi e belle vasche di cemento. Pochi ettari gestiti in modo assolutamente naturale, quasi intransigente, che ospitano soprattutto le due varietà più tradizionali del territorio: trebbiano e sangiovese. Vini non solo gustosi ma anche sfaccettati, ricchi di dettagli e di espressività. Il Brucisco Bianco è sottile e al tempo stesso materico, agile e profumatissimo, un vino da bere ancora ed ancora, non stanca davvero mai. Il Tristo è un bianco figlio di una leggera macerazione sulle bucce, pratica antica e sempre affascinante. Il risultato sorprende e richiama alla mente alcuni dei migliori interpreti della tipologia: un vino di un’eleganza innata, preciso in ogni sua sfumatura, contemporaneamente potente e finissimo, da bere e ribere. Il Brucisco Rosso, a base di sangiovese e cabernet sauvignon, è straordinariamente equilibrato, goloso ed elegante. Infine lo Janus, il suo sangiovese in purezza, un vino che ogni volta sorprende per la sua capacità di raccontare il varietale, l’uomo, il territorio. In regione, un riferimento.

Il consiglio è quello di andare a prenderli direttamente in cantina, due chiacchiere con lui valgono sempre i pochi chilometri spesi.

Cantina Marco Merli
Via Bracceschi 3/c
06134, Casa del Diavolo (PG)
brucisco@hotmail.it

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Articoli | 8 Commenti

The Umbria Connection

Solo per segnalare anche qui – me ne ero completamente scordato – un piccolo progetto editoriale dedicato al tema dei trasporti in Umbria, la regione dove vivo, realizzato con un amico. Si chiama The Umbria Connection, uno spazio dove riunire e dove discutere le tematiche più importanti relative ai maggiori cantieri, presenti e futuri, del Centro Italia. E poi è un ottima scusa per confrontarsi con Medium, la piattaforma creata da Biz Stone e Evan Williams, già cofondatori di Twitter. Un luogo dove il testo, le parole, tornano protagoniste, facile da usare e da condividere. Lo abbiamo scelto perchè “si tratta di uno straordinario strumento di scrittura collettiva, una piattaforma particolarmente plastica, un meraviglioso incubatore di parole e di idee“. Qui il primo post (The Umbria Connection, chi, cosa, come, etc.), quello che introduce il tutto.

Una cosa, chiaro, che con il vino non ha assolutamente niente a che vedere ma che mi diverte molto. E visto che da queste parti passa un po’ tutto quello che ho per la testa, beh, sì, insomma, avete capito.

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Enologica 35, un collegamento veloce

Di là, su Intravino, un post dedicato alla degustazione tenuta sabato scorso a Montefalco. Con un grande grazie a tutte le persone che sono intervenute, è stato bello e stimolante.

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Il pregiudizio è duro a morire

Saranno forse i nostri figli, o i figli dei figli, a crescere in un mondo in cui le bottiglie tappate con il sughero verranno esposte nei musei. Berranno grandi, magnifici vini, affinati a lungo dentro bottiglie chiuse con tappi a vite. Si rallegreranno del progresso e si chiederanno come fosse possibile “prima” conservare così bene un vino prezioso e degno di attesa. La poesia del sughero sarà stata dimenticata, gli ultimi nostalgici ormai sepolti e visitati dagli eredi delle loro cantine, sogghignanti riguardo alle misere credenze degli avi. I boschi di quercia sughera rimarranno intatti.

Da un illuminato post di fine agosto apparso sull’Accademia degli Alterati.

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Novelli e l’occasione per tornare sul Trebbiano Spoletino

Beh, Novelli non è esattamente, come dire, quel tipo di realtà di cui si può innamorare l’appassionato più smaliziato. Si tratta infatti di una cantina di proprietà di una famiglia che viene da un altro settore e che nel pieno della frenesia che ha caratterizzato Montefalco ed i suoi anni zero ha deciso di investire nel settore. La cantina poi -ci mancherebbe- è una di quelle che almeno per dimensioni si vedono da lontano, una di quelle che quantomeno denotano una certa ambizione progettuale (se rendo l’idea). Per dire, quello in foto è il salottino (!) che sovrasta l’immancabile, grande barricaia. Curioso poi che alcuni dei loro prodotti di maggior successo commerciale siano quanto di più lontano dal territorio e dalle sue tradizioni, gli spumanti. Per la cronaca, uno è un Blanc de Blancs a partire da trebbiano, l’altro un Rosé de Noir a partire da sagrantino. Insomma, ecco, ci siamo capiti.

Il maggior merito dei Novelli è però stato quello di aver dato una grandissima spinta al Trebbiano Spoletino. Lo hanno studiato (coinvolgendo nel progetto Attilio Scienza), ci hanno creduto, ne hanno piantato in quantità, hanno contribuito soprattutto grazie alle molte bottiglie prodotte alla sua riscoperta. Un vino bianco nel complesso piuttosto piacevole anche se mai davvero imprevedibile, equilibrato ma al tempo stesso troppo composto. Ho sempre trovato in altre interpretazioni un guizzo che lì non c’era. Per maggiori informazioni citofonare Antonelli, Bea, Collecapretta, Pardi, Tabarrini. E sono solo i primi nomi che mi vengono in mente.

Ma torniamo a Novelli. Qualche giorno fa l’occasione è stata buona per recuperare dalla cantina una bottiglia che mi era stata fornita per una degustazione sul tema, ancora oggi tra le più importanti indagini siano mai state pubblicate sul Trebbiano Spoletino. Un 2009 che allora avevo descritto così:

In un’annata che per altri è stata difficile, Novelli ha invece trovato una versione particolarmente riuscita del suo trebbiano. Ad un naso di bella complessità, morbido ma mai scontato, affianca una ricchezza espressiva non comune. Un assaggio lineare e molto piacevole, attraversato da una vena di acidità a renderlo dritto, prima di una chiusura di grande limpidezza. Produzione: 32.000b.

Una scheda piuttosto virtuosa, anche se a riguardare i punteggi complessivi era risultato comunque dietro a quelli delle cantine appena nominate. Ebbene, il vino che ho ritrovato l’altro giorno nel bicchiere aveva una marcia in più che allora non avevo intuito. Tracce di idrocarburi aprivano ad una mineralità di chiara lucentezza ed introducevano un assaggio spiazzante per finezza. Un Trebbiano Spoletino in una forma smagliante, davvero gustoso, con tutta quell’acidità che ne caratterizza le versioni migliori. Una vera sorpresa. Un bianco che è venuto fuori sulla distanza, ulteriore conferma del talento di un vitigno capace di smarcarsi da eccessivi tecnicismi e le cui potenzialità evolutive sono conosciute ma in parte ancora inesplorate.

Urge tornare in cantine per assaggiare gli altri.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Umbria | Commenta

Faccio cose, etc. etc.

Scusate l’assenza. Il rientro e la conseguente ripresa del normale ritmo lavorativo hanno coinciso con una vera e propria immersione in mille idee e progetti. Settembre per esempio va avanti, come anticipato qualche settimana fa abbiamo ripensato alcuni aspetti del progetto e stiamo lavorando per riuscire a renderlo reale nel più breve tempo possibile. Mai come in questo caso vale il più classico dei: daje.

Nel frattempo ci tenevo a segnalare un paio di appuntamenti che mi vedono coinvolto da qui ad un paio di settimane. Il prossimo weekend per esempio (al netto di una veloce girata tra i banchi di Fermentazioni, venerdì a Roma) sarò a Rimini alla Festa della Rete – quella che fino all’anno scorso era la BlogFest – per parlare di vino e di social media. Il titolo del panel è “il vino può essere pop“, ho volutamente tolto il punto di domanda finale, ed insieme a me ci saranno Francesco Zonin, Adua Villa, Dan Lerner, Valeria Moschet, Ilaria Barbotti e Mariachiara Montera (grazie dell’invito, sarà bello e interessante).

La mattina del sabato successivo, il 20, sarò a Montefalco in occasione di Enologica per condurre una degustazione piuttosto ambiziosa. Titolo: Il Sagrantino si confronta con i grandi vini d’Italia. Sottotitolo: eleganza, una parola che racchiude in sé tutte le doti dei migliori vini, a volte innata, a volte capace di emergere solo con il passare del tempo. Una degustazione che vuole provare ad indagare gli aspetti più fini del Sagrantino di Montefalco, vino tra i più longevi del panorama italiano e internazionale. Un rosso ricco e strutturato, che in gioventù impone particolare attenzione e che con gli anni è in grado di restituire un volto di inattesa raffinatezza. L’appuntamento è per le 11.30 presso la Sala Consiliare del Comune. Sono già adesso tesissimo.

Durante il pomeriggio invece sarò un paio di centinaia di chilometri più a nord, a Brisighella, Ravenna, per partecipare a quella che sembra essere una piccola e bellissima manifestazione: Borgo Indie. Il titolo dell’incontro è “Prendi la borsa (della spesa) e scappa. Riviste e Editori indipendenti alla ricerca di finanziatori”. Sarà la prima occasione per parlare pubblicamente di Settembre, del perchè e del come, insieme a chi una splendida rivista l’ha già fatta, vi ricordate di Dispensa e di Martina Liverani?

Il giorno dopo poi, domenica 21, mi piacerebbe infine riuscire ad essere a Bologna tra il pubblico di App.etite, una gigantesca tavola rotonda di due giorni pensata da Stefano Bonilli e realizzata nonostante la sua recente scomparsa, “uno scatto fotografico sulla comunicazione enogastronomica, uno sguardo diffuso sul comunicare il cibo e il bere, un’analisi del presente, il racconto del passato, una proiezione di quello che sarà il futuro della comunicazione food & wine“.

Al solito, see you around.

Edit del 9/9/2014: Mi segnalano che data la ridotta capienza della sala i posti per App.etite, a Bologna, sono esauriti per entrambe le giornate. Meh (e non c’è neanche lo streaming).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | Commenta

Il libro dell’estate: Degustare le birre, di Randy Mosher

È stato un insieme di fortunate coincidenze a farmi avvicinare, durante l’ultimo anno o poco più, al mondo della birra artigianale. Un universo di cui tutt’ora ho solo cominciato ad intuire le tantissime sfumature e che trovo straordinariamente affascinante. In particolare qualche mese fa assaggiando alla cieca una Saison al pub vicino casa e scambiandola per una Pale Ale (eh, sì, faccio pubblica ammenda) mi sono reso conto di quanto avessi bisogno non solo di provare più birre possibili ma anche di studiare i rudimenti della produzione e le differenze (anche storiche) tra gli stili di riferimento.

Tempo zero ed ecco individuato il libro adatto: “Degustare le birre” (sottotitolo: tutti i segreti della bevanda più buona del mondo) di Randy Mosher è volume davvero imprescindibile, che mi ha accompagnato nelle ultime settimane sotto l’ombrellone e che consiglio a mia volta a chiunque, dal vino, abbia voglia di approfondire tutti i segreti dell’altra bevanda più buona del mondo (faccina).

Una folgorazione quindi. Se infatti da una parte ho trovato molto difficile seguire il filo dei capitoli più tecnici, mi riferisco ai procedimenti produttivi, dall’altra si tratta di volume ricco (ricchissimo) di informazioni utili a chi, come me, doveva partire dalle basi. Dal vocabolario dei termini brassicoli fino alle fasi della degustazione con particolare riferimento ai colori, agli aromi e ai sapori. Per non parlare poi della parte finale, forse quella che ho letto con maggiore attenzione, quella sugli stili. Dalle Ale britanniche e dalle Lager fino alle birre belghe e al capitolo sul fenomeno della birra artigianale negli Stati Uniti, probabilmente il luogo che ha dato il via negli Anni ’60 a questo meraviglioso fenomeno. In chiusura c’è poi un capitolo scritto da Lorenzo Dabove per la sola edizione italiana dedicato al Made in Italy ed il suo ricco movimento.

Pubblicato grazie al contributo del MoBi, su Amazon viene via a 21 euro (e non esiste in formato elettronico). Alla Feltrinelli credo di averlo pagato un paio d’euro in più.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Birra, Letterature | 3 Commenti


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