Il Trebbiolo, rosso de La Stoppa

Pochi giorni fa in un altro post avevo accennato a una recente serie di visite a La Stoppa, appena sopra Piacenza. Non è un caso quindi che mi ritrovi qui, adesso, a sottolineare la straordinaria beva del rosso più semplice e immediato che viene prodotto nella cantina di Rivergaro. Un rosso, il Trebbiolo, che come il Dinavolino di Giulio Armani sta scandendo il ritmo di questa mia estate. Fresco, è vino che trova la sua dimensione più naturale dopo una breve sosta in frigorifero. Bonarda e barbera, taglio che più tradizionale non si può, per un sorso goloso e sfaccettato, articolato e intenso. In una parola, appagante. Un vino capace inoltre di introdurre perfettamente le belle complessità che caratterizzano un po’ tutta la produzione della cantina di Elena Pantaleoni, dalla Barbera (che meraviglia quella del 2006 ancora in vendita) fino alla Macchiona o all’Ageno, il bianco. A meno di 10 euro in zona è impossibile bere di meglio.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Emilia-Romagna | 2 Commenti

Metà agosto e le rassicuranti sicurezze della Coldiretti


Siamo in una botte di ferro (via Gianluca Morino, su Facebook)

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | 2 Commenti

Ciao da qui


Riemergo dopo un periodo particolarmente impegnativo solo per segnalare che oggi l’autore di questo blog è finito sulle pagine del Corriere della Sera con un brevissimo elenco di vini del cuore, se rendo l’idea. Luciano Ferraro nei giorni scorsi mi aveva infatti contattato via email per sapere quali potessero essere 3 vini adatti a questo periodo così caldo da consigliare ai lettori. È così che senza pensarci troppo sono venuti fuori i nomi di Denavolo, di Pietracupa, di Emidio Pepe.

Il Dinavolino per dire è vino che mi sta accompagnando da qualche settimana a questa parte grazie a due bellissime visite nei Colli Piacentini a La Stoppa e non solo (sì, mi sono ripromesso di scriverne approfonditamente, lo farò nei prossimi giorni). Poche altre zone possono vantare un gruppo così compatto di vignaioli: Elena Pantaleoni, Giulio Armani, Massimiliano Croci, Andrea Cervini e Alberto Anguissola stanno facendo un lavoro straordinario nel raccontare il proprio territorio grazie a vini ricchissimi di personalità. Altro che nouvelle vague, il loro rock’n'roll risuona per tutta la Penisola.

Ma dicevo del Dinavolino (qui in frigo ho il 2013): leggera macerazione sulle bucce, nel bicchiere c’è la terra e c’è il sole. Semplice e profondissimo al tempo stesso, è squisito. Del Trebbiano d’Abruzzo di Pepe beh, c’è davvero pochissimo da dire. Al limite posso solo sottolineare quanto mi piaccia l’annata da pochissimo in commercio: il loro 2013 entra di diritto tra i miei bianchi preferiti di quella vendemmia e si piazza tra le migliori versioni degli ultimi tempi. E poi Pietracupa, altra realtà su cui tutti hanno già scritto tantissimo. Vini che ad ogni uscita ordino in gran quantità e su cui mi piace tornare con una certa regolarità. Non solo il Fiano ma anche il Greco di Tufo e il Taurasi. Vini (i bianchi) meravigliosamente sapidi, a tratti taglienti, al tempo stesso caratterizzati da un bellissimo profilo agrumato, con chiare tracce minerali, e da toni più caldi e avvolgenti. I 2014 sono da perdere la testa.

Post scriptum: negli ultimi tempi ho scritto più di là, su Intra, che di qua, sul blog (anzi, se ve li foste persi vi segnalo tra gli altri un breve reportage da RAW, da Londra, e un breve elenco di libri per iniziare ad appassionarsi al vino). Riparerò, riparerò certamente.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 1 Commento

Coltivare il vino, il bel libro di Stefano Caffarri su Joško Gravner

La settimana scorsa è stato presentato a Milano il bel libro scritto da Stefano Caffarri, con le fotografie di Alvise Barsanti, dedicato al lavoro di Joško Gravner. Un volume scandito da pensieri molto brevi che sintetizzano il suo approccio al vino o, come scrive Stefano “il suo modo di stare al mondo”. Pagine da cui emerge chiaramente uno degli aspetti più centrali dell’approccio gravneriano al vino: l’attesa, il trascorrere del tempo. Il video qui sopra del sempre bravissimo Mauro Fermariello racconta alla perfezione questo progetto e quella bella oretta trascorsa alla Libreria Centofiori (è stato per me un grande piacere, e onore, moderare l’incontro).

Io cerco le cose molto semplici, per questo il libro un po’ mi rappresenta grazie a Stefano Caffarri che ha capito il mio modo di pensare e il mio modo di fare. Soprattutto il mio modo di non fare”.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | Commenta

Expo 2015 e il vino, un rapporto un po’ così

Un disclaimer necessario, che in questo periodo tutto sembra dover essere per forza o bianco o nero, o giusto o sbagliato, a scapito di tutte quelle belle sfumature di grigio che caratterizzano la stragrande maggioranza delle mie opinioni: il sottoscritto non ha nulla -a prescindere- contro Expo (anzi). Quella di ieri è stata una bellissima prima giornata introduttiva, una passeggiata che ha fatto da prologo a molti altri ingressi, a volte per lavoro e altre volte (mi auguro) per svago. Tra l’altro Milano non è mai stata così bella, vivace, vibrante di appuntamenti e di locali. Città da cui non mi sono mai allontanato del tutto, che ho sempre amato frequentare e che oggi mi trovo a (ri)vivere con grande soddisfazione. Ripensandoci però devo correggere almeno un po’ il tiro, ho infatti una grande insofferenza verso una cosa in particolare di Expo: quelle zanzare che al calar della sera sembrano voler prendere il sopravvento sugli esseri umani. Uff, non mi ci abituerò mai.

Ma dicevo di Expo. Alcune tappe fisse ieri: dal Pavillon Zero, prima sosta obbligata per entrare almeno un po’ nel mood della manifestazione, fino ad alcuni assaggi tra i padiglioni (imperdibili in questo senso i post/guida di Dissapore). In tutto questo non poteva ovviamente mancare una veloce passeggiata tra le sale del discusso padiglione curato da Vinitaly e dedicato al vino italiano. Una struttura il cui piano terra ne ripercorre la storia (molto velocemente e grazie al fondamentale contributo del Museo del Vino di Torgiano) e che lo declina attraverso colori e profumi in un percorso di sicuro impatto, almeno per le persone meno avvezze all’argomento.

Poi, al secondo piano, il cuore di tutta la questione: l’assaggio. Uno spazio molto grande e articolato in cui è possibile, a pagamento, servirsi da centinaia (centinaia) di dispenser ben allineati lungo le pareti. Una cosa, come dire, agghiacciante. A parte la scelta del dispenser in sé, sistema che non amo ma di cui posso comprendere le ragioni logistiche, si tratta di un luogo freddissimo, senza tavoli o sedie, capace soltanto di esporre al consumatore, neanche si trattasse di un grande supermercato di periferia, una lunghissima serie di etichette asetticamente divise per regioni. Tutti i migliori valori che il vino porta con sé – il piacere della scoperta, la gioia della condivisione, il rapporto virtuoso con il cibo – qui non sono in secondo piano: non vengono proprio contemplati. L’impressione è che si tratti di una gigantesca occasione persa per tutto il vino italiano, per tutti noi. Non solo: quello che viene esposto all’interno dei dispenser non è un assortimento di quanto di meglio l’Italia è in grado di offrire in termini di vino. No, per le cantine è presenza rigorosamente a pagamento. Praticamente una beffa?

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 2 Commenti

Come sempre, tutto dipende

Se allora avevo scritto una cazzata? Almeno in parte, sì. Una possibile giustificazione riguarda magari i pochi mesi trascorsi, solo tre. Un periodo di tempo che ha permesso ad alcuni Sagrantino 2011 di trovare in bottiglia una maggiore armonia espressiva, a dire poco.

Sono ancora seduto al grande tavolo delle degustazioni del Consorzio Tutela Vini di Montefalco per gli assaggi della prossima edizione della guida de l’Espresso e l’unica considerazione di rilievo riguardante la vendemmia del 2011 è che si tratta di un millesimo molto, molto più divertente rispetto a quanto apparso a febbraio durante l’anteprima. Certamente non si tratta dell’annata del decennio ma dopo una stagione così calda, paragonabile per certi versi a quella del 2003, sono molte le cantine che hanno trovato una quadra non così scontata esprimendo vini davvero golosi, equilibrati e piacevolissimi. Vini la cui trama tannica sembra essere davvero ben integrata alla struttura complessiva, mai brucianti, mai stanchi e anzi reattivi e slanciati. Incredibile eh?

A mia discolpa posso solo aggiungere che allora, durante l’anteprima, erano davvero molti i vini prelevati da botte, con tutte le problematiche che questa (brutta) pratica porta con sé. Ma si tratta davvero di un dettaglio, l’unica certezza è che come in tutti i casi vale la sacra regola del “dipende”, e che esprimere giudizi così tranchant è sempre un grosso rischio. La possibilità di essere smentito a strettissimo giro è dietro l’angolo.

Con questo buon weekend, dopo tutti questi Sagrantino ci vuole davvero una birra.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | Commenta

Tutti i mercoledì di giugno, a Perugia

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | Commenta

Expo 2015 tra Moretti e Poretti

La presenza di Birra Moretti a Expo 2015, in qualità di Official Beer Partner, sarà all’insegna della valorizzazione della cultura alimentare italiana e della promozione dei nostri giovani chef nel mondo.

Tradizione, eccellenza, innovazione e sostenibilità sono gli ingredienti speciali della ricetta di successo che Birrificio Angelo Poretti ha preparato per i sei mesi in cui sarà Birra Ufficiale di Padiglione Italia a Expo 2015.

Ricapitolando: MORETTI -Gruppo Heineken, con la emme- è Official Beer Partner della manifestazione. PORETTI -Gruppo Carlsberg, con la pi- è la birra ufficiale di Padiglione Italia. Dopo il post dell’altro giorno su Intra sto cominciando piano piano a capire le dinamiche delle sponsorizzazioni all’esposizione di Milano (stima).

In breve: Expo 2015 come fondamentale fonte di ispirazione.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Birra | 4 Commenti

La Palazzola, grandi spumanti italiani

Due righe uscite questo mese su Piacere Magazine, oggi dedicate ad una delle realtà più sorprendenti della regione: La Palazzola di Stefano Grilli.

Magari mi sbaglio, l’impressione è che però non siano in molti a sapere che uno dei più sorprendenti produttori di spumanti italiani si trova a Vascigliano, non lontano da Terni. Quello di Stefano Grilli è infatti uno straordinario talento e i suoi sono metodo classico che ogni anno stupiscono per dettaglio e per eleganza. Vini straordinariamente vibranti che fra le altre cose tradiscono l’insospettabile vocazione di una zona, quella di Stroncone, a regalare bottiglie di grande interesse.

Niente però nasce per caso, e se riuscire a ripercorrere in poche righe il percorso che ha portato all’attuale produzione de La Palazzola è impresa assai ardua, basti comunque sapere che tutto inizia più di vent’anni fa anche grazie al contributo di Riccardo Cotarella, enologo tra i protagonisti del vino italiano per almeno tutto il decennio successivo. Ma non solo, Stefano Grilli è riuscito in questi anni a costruire un bellissimo cantiere a cielo aperto, un luogo dove dare spazio alla sua creatività e alla sua voglia di sperimentare vini sempre nuovi, sempre diversi, sempre squisiti.

Un percorso che lo ha portato a proporre nel tempo spumanti molto diversi tra di loro, la cui sintesi oggi si traduce in una gamma di etichette di impressionante solidità. La Palazzola, sia nella versione Brut che in quella Brut Rosé, è spumante capace volare altissimo, deciso e fine al tempo stesso (ad un prezzo straordinariamente interessante, aggiungerei). Ad affiancarlo un Blanc de Noir, da sole uve di cabernet sauvignon, un Riesling capace di sfidare il tempo come poche altre bollicine italiane e un assemblaggio che si traduce in uno spumante unico: la grande e bellissima Gran Cuvée. Ma non di soli Brut vive Stefano Grilli, il suo Extra Dry è metodo classico il cui residuo zuccherino richiama belle espressioni francesi della tipologia, tridimensionale e trascinante per dimensione gustativa. E questi sono solo gli spumanti, un capitolo a parte lo meriterebbero i bianchi, i rossi, sopratutto i passiti.

Post scriptum: il consiglio è quello di andare a trovarlo direttamente in cantina, ne vale la pena.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Articoli, Umbria | Commenta

Il Concorso nazionale del Pinot nero, un altro post

Un altro cenno solo per segnalare che sempre di là, su Intravino, Peter Dipoli ha scritto una lunga risposta al mio post sul Concorso nazionale del Pinot nero. Un commento che spazia dalla Borgogna come riferimento assoluto per i Pinot nero italiani (e su cui sono fortissimamente in disaccordo) e che arriva alla mancata purezza della stragrande maggioranza delle birre artigianali mondiali (idem). In tutti i casi parole su cui riflettere, sulle quali spero di confrontarmi con lo stesso Peter quanto prima, di persona.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | Commenta


  • Trasparenza per un mondo migliore: la gestione della pubblicità su questo blog è interamente affidata al network Vinoclic (in caso, se interessati, scrivete direttamente a loro).

  • Enoiche Illusioni?

  • Contatto

    jacopo(punto)cossater, la chiocciola, e poi gmail.com

  • Twitter



  • Archivio


  • Tag Cloud

  • Creative Commons

    Creative Commons License